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12.05.2017

Di padre in figlio,
l’azienda attraverso
le generazioni

Non un passaggio di testimone, ma una convivenza tra generazioni. È questo il segreto per il successo delle aziende, per affrontare «Il coinvolgimento generazionale nei tempi della trasformazione digitale», titolo dell’edizione 2017 dell’«Olivetti day». L’evento, organizzato da Superpartes innovation campus «Federico Faggin», O2E e dall’Università di Brescia, ha messo a confronto alcuni imprenditori: ognuno ha portato la propria esperienza in fatto di rapporti con genitori e nonni, ma tutti sono stati concordi nell’affermare che ciò che conta di più è la condivisione di valori che si devono coniugare con le necessarie innovazioni digitali.

«Come diceva Olivetti - ha esordito Gianfausto Ferrari, presidente di Superpartes - “Un sogno resta un sogno fino a quando non si comincia a lavorarci“: il nostro sogno era, producendo cultura del digitale, restare fedeli alla tradizione olivettiana». «Olivetti ha capito che l’industria doveva compenetrarsi con il mondo circostante, fu una figura insostituibile», ha sottolineato Maurizio Tira, rettore dell’ateneo bresciano, mentre Stefano Kuhn, direttore della Macro area Brescia nord est di Ubi Banca, ha ricordato che «da qui al 2020, si apriranno 6 milioni di posti di lavoro per i giovani italiani, ma a favorirne sarà chi potrà contare su competenze e alta formazione». Il tema della giornata è stato trattato da Marco Vitale, del Comitato direttivo della Fondazione Adriano Olivetti: «Camillo fu il vero fondatore della tradizione olivettiana, che poi il figlio Adriano farà esplodere. Camillo non forzò il figlio a entrare in azienda, ma lo avvicinò al mondo dell’impresa: il problema non è la successione ma la convivenza tra le generazioni». La tesi della convivenza è stata sostenuta da tutti i relatori: «Dai primi anni in azienda, cominciai a portare la mia idea di innovazione, grazie alla mia passione per i computer: mio nonno era un po’ scettico, mio padre portò avanti questa idea – ha raccontato Paolo Streparava, Ceo della Streparava holding -. La fiducia che mi è stata data mi è servita per le scelte future: la sfida è trasmettere i valori aziendali a tutti i collaboratori».

«È DIFFICILE preparare la successione, forse non bisogna farlo: mio padre ha iniziato giovanissimo e ha convissuto con mio nonno, che gli diede fiducia – ha rivelato Veronica Squinzi, development director del gruppo Mapei -. Io e mio fratello siamo entrati in sordina, anche se l’azienda è sempre stata parte della nostra vita: siamo in continuo contatto con mio padre, lui è amministratore unico ma le decisioni sono condivise». Veronica Squinzi rappresenta la terza generazione, Franco Gussalli Beretta, presidente dell’azienda di Gardone Val Trompia, è la 15 esima: «Come è importante la convivenza con la generazione precedente, così è aprirsi ad altre esperienze, soprattutto a livello internazionale. Per fortuna, alla Beretta la generazione precedente ha sempre lasciato spazio all’innovazione dei nuovi».

Manuel Venturi
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