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19.08.2019

Disabile morto
annegato. Ora è
aperta un’inchiesta

La carrozzina elettrica utilizzata per spostarsi dal 50enne diventato da poco cittadino italianoAbdoulaye Ndiaye era ospite della cooperativa da molti anniIl recupero dell’uomo dalla seriola in cui è precipitato
La carrozzina elettrica utilizzata per spostarsi dal 50enne diventato da poco cittadino italianoAbdoulaye Ndiaye era ospite della cooperativa da molti anniIl recupero dell’uomo dalla seriola in cui è precipitato

Una caduta accidentale dal ponticello o un gesto volontario? Questa la domanda a cui dovrà dare una risposta l’inchiesta aperta dalla procura di Brescia sulla morte di Abdoulaye Ndiaye, il 50enne senegalese (da poco aveva preso la cittadinanza italiana) ospite della Nikolajewka, la struttura di Mompiano che si occupa di disabili in cui risiedeva da quasi 20 anni da quando era rimasto vittima di un gravissimo infortunio incidente sul lavoro che gli aveva provocato danni permanenti. L’uomo nel tardo pomeriggio di sabato era uscito dal perimetro della struttura e mezz’ora dopo era stato trovato riverso in una roggia che scorre a poche decine di metri dall’ingresso principale della cooperativa. I carabinieri che indagano sull'episodio hanno sequestrato le cartelle cliniche relative al 50enne che già in passato, così racconta chi lo ha seguito in questi anni, avrebbe tentato di togliersi la vita. Non è invece stata sequestrata la carrozzina elettrica utilizzata dall’uomo per i suoi spostamenti. «In questo periodo era giù di corda», ammette qualcuno tra quanti lavorano nella struttura - quello che è successo ha sconvolto tutti a partire dagli altri ospiti. È la prima volta che succede». Ieri pomeriggio tutti i vertici della cooperativa erano presenti nella struttura di via Nikolajewka. «È la dimostrazione di come si voglia stare vicini al personale in questo momento molto particolare - spiega al telefono Massimiliano Malè, direttore dei Servizi della cooperativa - Questa è l’unico commento che ora ci sentiamo di fare». SECONDO quanto emerso nella primissima fase delle indagini Ndiaye alle 18.26 sarebbe uscito dalla struttura. All’ingresso gli era stato chiesto di firmare il registro così come faceva ogni volta che lasciava temporaneamente la cooperativa. Il 50enne poteva infatti entrare e uscire liberamente dalla Nikolajewka «Non c’è bisogno che firmi - ha detto alla addetta il 50enne - Resto qui intorno». Dopo circa mezz’ora, erano da poco passate le 19, una delle operatrici della Nikolajewka non avendolo visto nel giardino della cooperativa è uscita in strada, ha fatto pochi passi e ha notato la carrozzina nella roggia e l’uomo immobile con il volto immerso in quei pochi centimetri di acqua. Inutile l’intervento di salvataggio del personale medico e dei vigili del fuoco, Ndiaye era già senza vita. Sarà l’autopsia a dare qualche chiarimento in più e accertare la causa del decesso. «Sulla testa aveva una grossa botta - racconta chi ha visto il cadavere- Segno dell’impatto con il fondale». Non credono all’ipotesi del suicidio il figlio dell’uomo, il 22enne Mor Talla Ndiaye, arrivato ieri da Parigi dove vive da qualche tempo e i responsabili della comunità senegalese di Brescia che questa mattina dovrebbero incontrare i carabinieri. «Ho visto mio padre qualche settimana fa - racconta il ragazzo - Non mi sembrava triste. Ci sentivamo praticamente tutti i giorni. Non credo si sia volontariamente gettato in acqua». Una volta terminati gli accertamenti il corpo del 50enne verrà restituito ai familiari. «L’idea è quella di riportarlo in Senegal e lì seppellirlo - spiegano i rappresentati della comunità senegalese che ieri hanno avuto modo di parlare con chi era in cooperativa al momento della tragedia - Prima però è necessario che le indagini facciano chiarezza». •

Paolo Cittadini
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