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01.07.2020 Tags: Brescia

Discoteche, troppe
incognite. E c’è
chi riaprirà a settembre

Le discoteche sono rimaste chiuse 120 giorni, ma non è finita
Le discoteche sono rimaste chiuse 120 giorni, ma non è finita

L’apertura delle discoteche, prevista dalla Regione Lombardia dal 10 luglio, dopo una chiusura che ha già superato i 120 giorni, non suscita tra gli addetti ai lavori giubili di gioia. Tanto che non tutti i locali con spazi all’aperto riapriranno. È il caso della discoteca Florida, storico ritrovo alle porte di Ghedi: «Va bene per le località turistiche che possono offrire più attrattive alla clientela, ma per noi la stagione è già troppo avanti - spiega Osvaldo Scalvenzi, uno dei titolari -. A luglio la gente va in vacanza, ad agosto abbiamo sempre chiuso, non vale la pena riaprire, anche perché controllare le distanze tra chi balla non è facile. Aspettiamo addirittura settembre quando speriamo di potere ricominciare con tutte le attività». DECISAMENTE scontento Carlo Tessari, da 33 anni celebre come Madame Sisì, titolare del notissimo «Disco Art Club» di Desenzano. «C’è grande confusione sotto il cielo - dice- in mezzo alla sleale concorrenza delle diverse Regioni che decidono ciascuna per conto proprio, a decreti emanati da chi non conosce il settore. Il mio è un locale chiuso, ma garantisce un ricambio d’aria di 40 mila metri cubi ogni ora, più pulita che all’esterno, è dotato di video sorveglianza ed ha una postazione autorizzata del 118. È ridicolo non poter riaprire dopo che abbiamo visto tutti gli assembramenti nelle piazze e davanti ai bar, impossibili da impedire, mentre nei locali abbiamo molti dipendenti - quaranta nel mio - che possono garantire il rispetto delle regole. Prima di aprire le frontiere, con i rischi di contagio da tutto il mondo, bisognava prestare attenzione alle attività nazionali, che hanno fatto investimenti per rendere le loro strutture sicure e vivibili. E poi la gente ha bisogno di scaricare problemi e tensioni, il ballo e la musica fanno molto bene in tal senso, oltre ad essere un modo di vivere la vita. Non si può agire solo con la negazione». Fa il punto della situazione Domenico Zucchi, presidente provinciale del Silb, l’associazione italiana imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo, titolare del «Plaza disco» di Roè Volciano, che non riaprirà prima di agosto. «La chiusura iniziata il 23 febbraio è stata per i nostri locali molto pesante, danneggiando sia la tipologia con stagionalità invernale che estiva - afferma -. Chi poi era in affitto lo ha pagato senza contributi dallo Stato, non pervenuta la cassa integrazione per i dipendenti. Tasse comunali, per noi cifre importanti, senza riduzioni. Ben venga il leggero anticipo sulla riapertura, ma la stagione in parte è andata, le linee guida prevedono adempimenti stringenti, nonostante tutti siano dotati di strutture organizzative complesse, con molto personale che già regola l’afflusso degli avventori. Per alcuni l’accesso dei clienti è ridotto del 50% quando per non aprire in perdita bisogna contare almeno sul 70%». Poi ci sono formazione del personale, attrezzature, i costi fissi di gestione, con quelli del lockdwon da recuperare, e per di più «il nostro pubblico esercizio ha bisogno di tempi organizzativi, anche per la scaletta degli artisti: a conti fatti potrà permettersi di riaprire solo il 30% dei locali, almeno nelle prime settimane». Anche perché gli habitué dei locali da ballo sono ancora un po’ restii a riprenderne la frequenza, «temono tuttora i rischi di contagio e vogliono divertirsi in tutta sicurezza, non torneranno subito alle vecchie abitudini». Infine rimane l'incognita dei balli di coppia tra congiunti: se fossero proibiti, come altrove, saltano il liscio, il latino americano, il tango argentino, molte tipologie di ballo che si fanno soprattutto nelle feste di piazza e con le orchestre dal vivo. «Anche se mi sembra ridicolo che dei conviventi non passano ballare insieme -conclude il Zucchi-, ma non è escluso che l’interdizione valga anche da noi». •

Milena Moneta
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