CHIUDI
CHIUDI

13.11.2012

Docenti in agitazione contro il ministro

Si apre una settimana di lotte e di agitazioni nelle scuole bresciane. Il ministro Francesco Profumo ha fatto marcia indietro sulle 24 ore d'insegnamento, ma i docenti delle scuole medie e superiori di casa nostra non si fidano e vogliono vedere il dietro front nero su bianco. Per di più il ministro ha aperto un altro fronte di lotta con l'annuncio di voler portare licei e scuole superiori a quattro anni. Sempre ieri, una ventina di docenti che fanno capo a Sos Scuola (ex Comitato difesa scuola pubblica) si sono autoconvocati al Calini per fare il punto della situazione. Stamattina, nell'auditorium del liceo «Leonardo», tutte le scuole bresciane saranno convocate in assemblea da sindacati confederali, Snals e Gilda per decidere le forme di mobilitazione delle prossime settimane. Domani, in parallelo con lo sciopero generale «europeo» della Cgil, insegnanti, studenti e genitori daranno vita a una manifestazione parallela con un corteo che partirà da piazzale Garibaldi e si snoderà per le vie del centro. Ancora, per martedì 20 è stata fissata un'altra assemblea alla media Bettinzoli, aperta anche ai genitori. ALL'AUTOCONVOCAZIONE del Calini ieri partecipavano pure docenti dell'Itc Abba dove – spiega la professoressa Pasqua Angione – il collegio docenti ha approvato all'unanimità una mozione di sospensione di tutte le attività aggiuntive con l'esclusione di orientamento, corsi di recupero ed Elp. «Prendiamo atto con preoccupazione di quello che sta accadendo - dice Angione -, la Legge di stabilità attacca non solo la scuola, ma anche la cultura, con la standardizzazione del sapere in violazione della libertà d'insegnamento sancita dalla Costituzione». A preoccupare i docenti è il tentativo di «scippare» la contrattazione nazionale imponendo per legge l'aumento dell'orario di lavoro. Ma l'elenco dei problemi è lungo. Pier Luigi Nicolai, altro docente delle superiori, punta l'indice contro le classi «del tutto inaccettabili» di oltre 30 alunni, che «impediscono di seguire tutti e portano alla dequalificazione della scuola, già provata dalla riduzione delle ore d'insegnamento imposta dalla riforma Gelmini». Aggiunge il problema degli inidonei (docenti non più in grado di insegnare per malattia), che con il blocco della mobilità intercompartimentale «saranno costretti ad accettare un qualche incarico chissà dove». L'indice dei professori, poi, è puntato contro il disegno di legge 953 (ex Aprea) in discussione in Parlamento, che vorrebbe trasformare i consigli d'istituto in una sorta di Cda con l'ingresso di esponenti della società e dell'imprenditoria. «Ci vediamo il tentativo di privatizzare la scuola pubblica - dice Nicolai - che già oggi è costretta a chiedere soldi alle famiglie». In più ci sono gli scatti di anzianità bloccati da due anni, e un rinnovo contrattuale che forse rimanda al 2017. L'intento è tenere viva la pressione sul Governo, «mentre la scuola pubblica si dequalifica e quella privata continua a ricevere finanziamenti». LA PROTESTA agita anche le medie. Alessandra Bocchi della Bettinzoli, dall'assemblea del Calini denuncia i tentativi del ministro di «piegare alle esigenze del lavoro e dell'impresa una scuola che deve essere luogo di riflessione e spirito critico». E «le prove Invalsi - aggiunge - con un presunto criterio meritocratico portano verso una scuola quizzarola, banale e omologata, che uccide lo sviluppo del pensiero divergente e creativo». MI.VA. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1