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02.08.2020 Tags: Brescia

«Dopo oltre 4 mesi vinta la sfida sul Covid»

Ora Osvaldo può sorridereSono stati mesi molto duri, ma alla fine il virus è stato sconfitto e ora il 65enne può tornare a casa
Ora Osvaldo può sorridereSono stati mesi molto duri, ma alla fine il virus è stato sconfitto e ora il 65enne può tornare a casa

Il giorno di primavera è iniziato il suo inferno e il suo ritorno alla vita avverrà poco prima di Ferragosto. Ci sono voluti oltre quattro mesi di calvario per Osvaldo Angelo Tabaglio di Comezzano Cizzago, che soltanto martedì potrà riabbracciare i suoi cari, dopo essere stato colpito dal Coronavirus. Una battaglia col destino vinta sul filo di lana, dopo crisi respiratorie, ripartenze e nuovi crolli che avevano fatto tremare i polsi ai suoi cari. Per Osvaldo, 66 anni il prossimo 25 novembre, la famiglia organizzerà una piccola festa: dopo mesi di sofferenza, la gioia più grande sarà poter riabbracciare questo artigiano edile, visto che i protocolli di sicurezza hanno sinora impedito ogni visita. Lo riabbracceranno la moglie Simonetta Neotti e le figlie Aries e Tamara, con i nipotini Christian e Greta. Ma come è iniziato tutto? «Un copione comune a tanti ammalati – spiega la nipote Jessica -. A metà marzo Osvaldo si ritrova con la febbre, ma il cantiere non può aspettare e decide di raggiungere il lavoro come se niente fosse. Il suo eroismo gli è costato caro: ricordo che in certi giorni aveva anche la febbre a 40. Dopo una settimana il suo fisico è stremato e la famiglia decide di chiamare la guardia medica». A QUEL PUNTO l'unica soluzione è il ricovero. Osvaldo viene trasferito all'ospedale di Chiari che, nel frattempo, si è trasformato in un girone dantesco, con centinaia di ricoveri, le corsie che traboccano di ammalati e la direzione sanitaria che deve registrare continui decessi. Dopo poche ore di ricovero le sue condizioni si fanno ancora più critiche e i sanitari decidono di metterlo in terapia intensiva e di intubarlo. «Ai primi di maggio – ricorda Jessica – le sue condizioni migliorano ma non del tutto, visto che aveva ancora la mascherina di ossigeno. Tuttavia viene dimesso e raggiunge il Don Gnocchi a Rovato dove viene avviato alla riabilitazione». Ma è qui che la famiglia subisce il colpo più duro. L'illusione di una guarigione che pareva sempre più prossima evapora dopo le due settimane di ricovero riabilitativo. «Le condizioni di mio zio – continua Jessica – rapidamente peggiorano, al punto che si rende necessario un nuovo ricovero. E' stato un duro colpo: eravamo ormai a fine maggio, lo zio aveva due mesi e mezzo di ospedale sulle spalle e sapere che doveva raggiungere il Civile di Brescia per tornare in un reparto Covid ci ha sconfortato». Al Civile, come già a Chiari, Osvaldo, noto in paese come Bill, viene messo nuovamente in coma farmacologico. E' stato il momento più duro. I giorni di coma si accumulano e diventano ben 23. Nel frattempo Osvaldo diventa irriconoscibile: un omone di 108 chili arriva a pesarne 60, con una dieta forzata attraverso sondino naso-gastrico e flebo. Ma è proprio dal Civile che arrivano speranze ben più fondate. «Giorno dopo giorno il suo stato è migliorato – ha raccontato la nipote –. Al suo risveglio non ricordava quasi nulla e solo grazie al lavoro e alla dedizione dei medici, al loro supporto per le videochiamate abbiamo potuto riaccendere i suoi ricordi». Da circa un mese «Bill», cacciatore e norcino assai noto nella zona, era tornato al Don Gnocchi per la riabilitazione. Martedì l'attesissimo rientro. «Lo abbiamo pianto – ha concluso Jessica – e ora ce lo ritroviamo come se nulla fosse avvenuto, pronto a chiederci un bicchiere di vino per brindare alla sua salute». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Massimiliano Magli
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