CHIUDI
CHIUDI

15.04.2019

Doppiette in
calo: «Ora serve
una svolta»

Marco Bruni: è il presidente provinciale di FedercacciaContinua la flessione numerica delle doppiette bresciane che adesso puntano al rilancio
Marco Bruni: è il presidente provinciale di FedercacciaContinua la flessione numerica delle doppiette bresciane che adesso puntano al rilancio

Federcaccia dà il via alla «rivoluzione culturale» delle doppiette bresciane. Mentre altre associazioni insistono sulla difesa a oltranza di tradizioni venatorie a volte in contrasto con norme nazionali ed europee, fissa due punti fermi. Primo, la fauna selvatica è patrimonio «indisponibile» dello Stato. Secondo, l’attività venatoria è consentita purché non contrasti con l’esigenza di conservazione della fauna. «La legge dice che la caccia è una concessione. Chi ci concede questo privilegio fa un atto di fiducia nei nostri confronti e noi nel 2019 non possiamo più permetterci di tradire questa fiducia», scandisce il presidente provinciale Federcaccia Marco Bruni davanti all’assemblea annuale riunita ieri alla Cà Noa. ANNI DI arroccamento su richieste impossibili tipo le deroghe, di rivendicazione più o meno conflittuale di diritti che neanche ci sono, hanno spinto tanti ad attaccare la doppietta al chiodo. I cacciatori bresciani erano 17 mila nel 2007, oggi sono scesi a 12 mila, un terzo dei 34 mila che resistono in Lombardia rispetto ai 53 mila di una dozzina d’anni fa. La strada sbagliata va cambiata, e ora Bruni, dopo 2 mandati e 10 anni alla guida delle doppiette bresciane, con ogni probabilità riconfermato per un altro lustro il prossimo 2 maggio, segna la svolta di una Federcaccia «fatta di competenze e persone serie per diventare sempre più interlocutore credibile per le istituzioni». Dunque, «basta rapporti elettorali con i politici di turno – dice –, diventiamo protagonisti del nostro futuro». Bruni è un po’ che lo va dicendo, e negli anni ha creato le condizioni per cambiare. Ora vede un’associazione compatta, che ieri ha presentato una sola lista per la nomina degli organismi dirigenti e del presidente. E lui ha riconfermato la sua disponibilità. Dopo 10 anni di lavoro, diventa possibile pensare a un nuovo rapporto tra «doppiette» e resto della società. «In Germania ci sono 300 mila cacciatori su 80 milioni di abitanti – dice il presidente uscente -, e nessuno crea i conflitti che abbiamo dovuto subire in Italia». Ora sono i fatti a indicare la sterzata, e Bruni ieri li ha ricordati ai suoi. Certo, dà atto all’assessore regionale Fabio Rolfi di aver apportato ben otto modifiche «importanti», anche se non può dire la stessa cosa per il Governo che «con la legge spazza-corrotti ci parifica ai partiti crea difficoltà insostenibili», e con la modifica e quorum e il referendum propositivo «ci mette in balia della minoranza anti-caccia». Quel che conta, tuttavia, è prendere in mano il proprio futuro. Federcaccia Lombardia si è dotata di un Ufficio faunistico che coordina e assiste i ricercatori coinvolti nella sua attività scientifica, elabora conclusioni e partecipa alla programmazione di studi e progetti. Ha messo in campo corsi di formazione per la caccia agli ungulati con docenti di prim’ordine. Il primo risultato è il gruppo di «selecontrollori» e in sei mesi ha trovato e aperto il primo Centro di lavorazione selvaggina (Cls) a Brescia. I cacciatori potranno portare cinghiali, daini, cervi per la regolare macellazione, e volendo potranno anche vedere il frutto della loro passione sui banchi del supermercato. «Questo rende la nostra attività “normale” – dice Bruni -, se c’è posto per la selvaggina cacciata, c’è posto anche per il cacciatore». E ora Federcaccia si prepara a sperimentare con 50 volontari il tesserino digitale facoltativo lanciato da Rolfi, tra le polemiche di altre associazioni. È la nuova via per restituire alla caccia un valore condiviso. «Se praticata in maniera seria, responsabile e rispettosa delle normative svolge un ruolo di cui non viene ancora compresa la portata – sottolinea -. Contribuisce a contenere i danni all’agricoltura, proteggere l’ambiente, salvaguardare alcune specie, a diffondere il diritto e le regole incentivando il cacciatore ad essere un cittadino responsabile».

Mimmo Varone
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1