CHIUDI
CHIUDI

26.02.2020

Due i casi bresciani
positivi all’infezione
c’è anche un medico

L’ingresso dell’ospedale di Manerbio
L’ingresso dell’ospedale di Manerbio

Il bollettino dei pazienti positivi si aggiorna. Brescia dopo essersene stata fuori per un po’, mentre il coronavirus colpiva al di là dell’Oglio, ora entra decisamente nelle statistiche del Covid 19. Dopo il 51enne di Pontevico, agli Spedali Civili c’è un’altra persona «malata». Come il pontevichese è transitata dall’ospedale di Manerbio. In questo caso però non si tratta di un paziente, ma di un medico. Una ginecologa di 36 anni. Arrivata al Civile, le hanno fatto il tampone ed è risultata positiva. Ma come l’altro sta bene. Non c’è bisogno di terapia intensiva. LA DONNA VIVE a Cellatica ma è bergamasca, conterranea peraltro dell’ultima vittima attribuita al virus arrivato dalla Cina. Si è incontrata con il pontevichese in pronto soccorso a Manerbio? In un reparto? Il contagio è avvenuto per vie indirette? In quell’ospedale? Si può ipotizzarlo, ma può essere andata in tutt’altro modo. Adesso comincerà la ricerca di quelli con cui lei ha avuto contatti, per avviare la profilassi. Fino a quando non si troverà un altro positivo, e allora le autorità sanitaria ricomincerà da capo con i tamponi, aprendo un altro fronte. Con la ginecologa sale a cinque il numero delle persone che sono ricoverate agli Infettivi del Civile, perché hanno contratto il nuovo coronavirius. Gli altri tre sono cremonesi, provengono cioè da una provincia che dopo il Lodigiano è la più colpita dall’infezione. È là che il pontevichese, che lavora con i ragazzi disabili del centro psicosociale il Gabbiano, dev’essere entrato in contatto con portatori del virus. Era andato a Codogno con la squadra di calcetto della cooperativa. A Pontevico è scattato il protocollo di profilassi. I 20 ragazzi ospiti della struttura sono stati messi in quarantena a titolo precauzionale. I giovani che invece frequentano il centro diurno sono solo in valutazione, nel senso che solo in caso di rialzo febbrile saranno sottoposti a tampone. Le autorità sanitarie hanno rintracciato le moltissime persone che nei giorni precedenti hanno incontrato, parlato con il 51enne. Un’operazione particolarmente laboriosa e delicata, considerato che l’educatore aveva partecipato ad un’assemblea della cooperativa. Sullo sfondo resta il potenziale nesso tra la trasferta a Codogno e il contagio, di mezzo ci sono però tempi di incubazione molto lunghi. Stabilire i nessi tuttavia è considerata una parte fondamentale del lavoro di contenimento del contagio. Tamponi a tappeto, una strategia regionale che ora però sta cominciando a denunciare limiti anche agli occhi di chi gestisce la sanità lombarda. Almeno così pare. Dopo le contraddizioni tra le comunicazioni dell’assessore Giulio Gallera e quelle degli ospedali periferici, il Pirellone da ieri sembra mettere in dubbio la causa delle morti. O comunque a manifestare molta meno sicurezza di prima. Si intravedono da ieri i segni di un diverso atteggiamento verso l’epidemia. Il sospetto che forse la strategia adottata da altri Paesi europei sia stata più intelligente. Che i test a tappeto alimentino un cortocircuito senza fine e in più rischi di allargare il panico. LE ULTIME vittime lombarde sono un 84enne di Nembro, in provincia di Bergamo, un uomo di 91 anni di San Fiorano, una donna di 83 di Codogno, questi ultimi della provincia di Lodi. Tutti presentavano oltre all’età avanzata un quadro clinico molto compromesso. Per Gallera a differenza che in tutti i casi precedenti «non è detto che ci sia connessione con il coronavirus». Eppure, anche gli altri morti avevano più o meno tutti varie patologie, a cui si è sovrapposto il Covid 19. Del virus però ora la Regione parla come di una concausa e non per forza come la causa unica e indiscutibile. Adesso - fa sapere - servono ulteriori analisi che vanno fatte all’Istituto superiore della sanità. Dubbi scientifici o un riflesso della guerra aperta tra il governatore lombardo Fontana e il premier Conte, che si rinfacciano a vicenda la cattiva gestione dell’emergenza? Continuano nella nostra provincia anche i falsi positivi, le persone che alla prova del tampone risultano negative. Allarmi ce ne sono in continuazione. Ieri a Gottolengo una coppia ha rischiato la quarantena, segregata in casa. Un rischio di qualche ora, poi l’esame ha scacciato le paure. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Eugenio Barboglio
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1