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15.06.2019

E in centro l’«invasione» dei cinquecento

Tanti i ragazzi che frequentano i gruppi ricreativi  in centro storico: un’esperienza che arricchisce l’estate dei giovani bresciani
Tanti i ragazzi che frequentano i gruppi ricreativi in centro storico: un’esperienza che arricchisce l’estate dei giovani bresciani

La basilica dei santi Nazaro e Celso, vanto della cristianità bresciana e scrigno d’arte di assoluto valore, è ben nota e apprezzata nel mondo, ma i bresciani che la conoscono non sono certo la maggioranza. Però, quel gruppo di ragazzi provenienti dalla Bassa, che alla loro gita scolastica a Brescia (fatta di musei, resti romani, duomo, piazze e castello) hanno aggiunto la visita al polittico Averoldi, opera del Tiziano, custodito nella basilica dei santi Nazaro e Celso, ha dimostrato che in fondo basta poco per passare dalla non conoscenza alla conoscenza. Di sicuro, conoscono bene la loro basilica i ragazzi che in questi giorni partecipano al Grest organizzato dall’oratorio. Tutto questo in una porzione di quel centro storico cittadino che nell’immaginario collettivo è tutto fuorché un luogo ideale di comunità e di socialità. Invece, ci crede il parroco, don Giambattista Francesconi, che da cinque anni è la guida della comunità; e ci credono collaboratori, educatori, animatori e volontari che insieme a lui fanno parrocchia, oratorio e grest. «OGNI ANNO - dice don Francesconi - a giugno il centro storico si colora con il grest: sono circa 500 i bambini che vi partecipano con più di 100 animatori adolescenti e giovani suddivisi in modo equo in 4 parrocchie, San Nazaro, San Giovanni, San Faustino e Sant’Afra. Questo dato di realtà modifica l’opinione comune che il centro storico sia spopolato. Piuttosto direi che gli oratori delle parrocchie del centro storico sono un punto di riferimento per le famiglie e soprattutto per i ragazzi, gli adolescenti residenti e quelli che vi sono passati frequentando gli istituti scolastici del centro». E la parrocchia può così provare a continuare la propria missione... «Ciò che attrae un giovane, più che un luogo, sono le persone che lo abitano; persone accoglienti, rispettose, che sanno prendere sul serio, che sostengono il formarsi di un gruppo di pari che si trovano bene insieme, adulti che sanno promuovere e anche correggere gli errori con amorevolezza. Nella parrocchia di San Nazaro - prosegue il parroco - si chiede all’animatore del grest di partecipare tutto l’anno da ottobre a maggio ad un incontro settimanale di preparazione remota a tale esperienza. Quest’anno sono stati una trentina gli adolescenti che ogni domenica sera hanno abitato l’oratorio in vista del grest. Tutto questo chiede alla comunità cristiana di investire economicamente non solo sui muri e le opere d’arte ma anche sulle persone. Abbiamo bisogno di educatori adulti motivati e qualificati». E DOPO IL GREST cosa propone di fare? Qualcuno sta chiedendo all’oratorio di «essere casa»… «Mi piace l’idea di oratorio come casa, dove ci si trova bene. Certo - conclude don Giambattista - come Chiesa sosteniamo che il primo compito dell’oratorio è di essere luogo che educa alla fede, una fede incarnata che passa attraverso la relazione e tutti quei valori che fanno parte della nostra identità cristiana come ad esempio l’accoglienza dell’altro, l’integrazione del diverso, il rispetto, il volontariato e la gratuità» • © RIPRODUZIONE RISERVATA

L.C.
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