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12.08.2020 Tags: Brescia

Ecco tutti i
progetti promossi
e bocciati dal Soprintendente

L’architetto Luca Rinaldi, 62, anni, era a Brescia anche 10 anni fa
L’architetto Luca Rinaldi, 62, anni, era a Brescia anche 10 anni fa

No alla copertura in acciaio e metallo del cortile della Pinacoteca, sì all’ascensore in castello. Luca Rinaldi, milanese, 62 anni, dirigente dal 2000, è stato Soprintendente a Brescia, Trieste, Torino, Genova e Milano, prima di tornare un po’ inaspettatamente nella nostra città, a dirigere la Soprintendenza di Brescia e Bergamo. A pochi mesi dal suo insediamento in via Calini, Rinaldi si confronta con Bresciaoggi su alcuni degli aspetti più delicati a mezza via tra la conservazione del patrimonio e lo sviluppo urbanistico della città. «Dopo dieci anni di assenza, non è tanto la città ad essere cambiata, ma la struttura dei nostri Uffici - esordisce - Dopo l’ultima riforma, il numero delle Soprintendenze è stato più che dimezzato, si sono accorpate e gli è stata sottratta la gestione dei musei e delle aree archeologiche statali. Sono diminuiti personale e risorse. Rimangono i compiti di tutela, che sono i più gravosi, svolti lontano dai riflettori delle grandi inaugurazioni e mostre, e quelli più soggetti ad osservazioni critiche». Al variare dei dirigenti sembra cambiare anche l’atteggiamento verso certi interventi. Ci sono progetti a Brescia che erano stati autorizzati o comunque che avevano un sostanziale benestare della Soprintendenza e che a sua parere dovranno essere rivisti? «Per ora ho solo contestato la copertura vetrata del cortile della Pinacoteca, nel metodo e nella forma una scelta sbagliata. Troveremo con il Comune e BresciaMusei una soluzione. Il problema di fondo è il solito: l’architettura contemporanea non riesce a risolvere i vuoti urbani e a ricucire il tessuto del centro storico, per l’incapacità della gran parte dei progettisti a rapportarsi con l’antico e il paesaggio senza prevaricazioni». Pensa alla ex Standa? «Ma quella è passata al vaglio della Soprintendenza, anche se non tutelata. In questo caso l’impostazione del progetto è corretta, il risultato un po’ meno, anche se migliore di quello che c’era prima. La facciata sembra un quadro di Mondrian... Assai peggio il recente edificio di fronte a S.Agata, del tutto fuori contesto che sfigura il monumento». E tra le incompiute e i progetti futuri? «Ho ritrovato molte questioni che avevo lasciato. Ma io avevo già allora suggerito alcune soluzioni. Sul Bigio c’è un orientamento positivo alla ricollocazione espresso da tutti i Soprintendenti; anche in piazza Rovetta se si continua con le proposte stravaganti finirà che rimonteremo l’elegante pensilina di Giorgio Lombardi… Il basamento della torre medioevale va ricostruito alla stazione Vittoria, come da progetto condiviso al momento del nulla osta dato alla rimozione. La Crociera di S.Luca va valorizzata mantenendo integralmente il volume esistente che è ancora, come dimostrato dai nostri saggi, quello quattrocentesco. E poi c’è l’ascensore al Castello, so che c’è un progetto dell’architetto Cadeo che dovrà essere oggetto di confronto. Mi risulta che ve ne sia un altro per completare il sistema di accesso al mastio visconteo che rientra nel progetto generale affidato all’architetto Markus Scherer. In linea di massima sono favorevole a queste modalità di accesso». Tutte questioni che coinvolgono il Comune. «C’è stato sempre un proficuo dialogo con l’Amministrazione comunale e gli Uffici tecnici, come è doveroso tra pubbliche istituzioni. Siamo un ufficio di controllo, non di interdizione. Vorrei che avessimo sempre più un atteggiamento proattivo nel comune sforzo di tutelare e valorizzare il patrimonio culturale. Abbiamo obiettivi comuni, come il lavoro verso l’anno di Brescia e Bergamo capitali della Cultura». Sul Garda, l’ultimo caso che vi vede parte in causa riguarda la lottizzazione di un oliveto storico attiguo alla chiesetta di San Pietro. Il Tar ha dato ragione ai proprietari contro i vincoli imposti dalla Sovrintendenza. Farete ricorso? «Chi ha letto la sentenza ha compreso che il Tar, a mio avviso giustamente, non ha abolito ma confermato il vincolo sull’uliveto, trasformandolo da diretto a zona di rispetto. Il nostro potere di interdizione delle lottizzazioni rimane sostanzialmente intatto e dunque non capisco l’ironia di qualche commentatore…». In Valtenesi la cementificazione selvaggia ha abbruttito il territorio. Le azioni di contenimento si sono dimostrate inefficaci. «Mi fa piacere che adesso se ne parli in questi termini, dopo trent’anni di battaglie condotte quasi esclusivamente dalla Soprintendenza e da pochi, coraggiosi comitati locali contro le previsioni edificatorie dei comuni rivieraschi, avallate dalla Regione Lombardia. Se non ci fossimo stati oggi avremmo il doppio delle case e villaggi turistici. Ricordo i nostri vincoli sull’area di Maguzzano e Lido di Lonato, a Supina e sugli ex Cantieri del Garda a Toscolano, sull’ex Oleificio di Gargnano e su Campione, l’area di rispetto del Castello di Moniga, i molti contenziosi, come a Villa Eden di Gardone….Il problema è che del paesaggio non importa a nessuno. La tutela viene ritenuta un trastullo per snob». Si dice talvolta: la Sovrintendenza è quasi ottusa su piccoli interventi ma lascia passare grandi opere molto discutibili... «Le realizzazioni che si vedono in aree vincolate sono sempre frutto di un lungo confronto con la proprietà, che grazie alle generose previsioni urbanistiche comunali e regionali ha in mano, in genere, diritti edificatori per volumetrie eccessive. Vorrei poter pubblicare quello che all’inizio ci viene presentato… Il problema si risolve potendo intervenire alla fonte, lavorare sul Piano Paesistico, di cui la Regione doveva dotarsi sin dal 1985, e sui piani attuativi. Stabilire le regole a monte, come ha fatto ad esempio il nostro settore Archeologico, affinchè il cittadino si possa orientare. Peraltro, dove ci sono linee guida regionali o ministeriali, sono in genere disattese…». Ci sono questioni su cui semplificare le procedure? «Si possono stabilire protocolli di intesa, accordi quadro con le Amministrazioni su temi ricorrenti in ambito urbano e soprattutto di centro storico. Penso al tema dei dehors, che ha messo in croce molti miei colleghi, alle pavimentazioni, a Brescia ce n’è un campionario infinito, alle coloriture degli edifici ma anche a problematiche ricorrenti di adeguamento normativo, ascensori esterni, parcheggi interrati, efficientamento energetico. Questi temi occupano la gran parte del nostro lavoro, e linee guida in materia snellirebbero la burocrazia». Ma la stessa Soprintendenza spesso su questi temi ha atteggiamenti diversi «Vi è una carenza evidente a livello centrale nell’emanare direttive, soprattutto per il settore dei beni architettonici e del paesaggio. Alla forte discrezionalità dei dirigenti si sommano gli effetti della riforma, che ha cancellato le Soprintendenze specialistiche di settore, per cui a capo di un ufficio può arrivare un archeologo protostorico, che non ha alcuna autorevolezza in campo urbanistico o paesaggistico, gli ambiti dove si concentrano gli interessi economici e le polemiche. Io non pretendo di essere sempre nel giusto, ma è evidente come alcuni progetti a mio parere di impatto devastante, penso al padiglione vetrato alla Rocca di Lonato o alla ciclopedonale di Limone, che avevo fortemente contrastato, siano stati poi realizzati. Su questi casi controversi andrebbe sempre svolta un’istruttoria allargata al Comitato Tecnico Scientifico del Ministero». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Eugenio Barboglio
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