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10.12.2019

«Economia circolare
Brescia può diventare
la nuova capitale»

Il presidente Pasini (al centro) con alcuni dei vertici dell’Aib
Il presidente Pasini (al centro) con alcuni dei vertici dell’Aib

Non è un mistero: l’economia bresciana dopo sei anni di crescita ha rallentato. Lo ha detto l’Aib nell’ultima trimestrale: -0,9 per cento. Una discesa dopo 23 trimestri in crescita, poco magari, ma in aumento. È che Brescia è più che mai una provincia della Germania. E con i Lander entrati in crisi, anche Brescia li ha seguiti. Dazi, guerra commerciale tra Usa e Cina, Brexit: tutti fattori che certo non aiutano le imprese bresciane forti nell’export. Ma nulla conta come la frenata della produzione industriale tedesca, che quest’anno è stata molto al di sotto delle previsioni: -4,2% rispetto all’anno precedente il dato dell’estate. A determinare la battuta d’arresto, il calo dell’export che trainava l’economia di Berlino. E uno dei vagoni più importanti al traino della locomotiva d’Europa è proprio l’industria bresciana, di qui il passo indietro della meccanica e siderurgia, del settore delle apparecchiature elettroniche. Non a caso le esportazioni della nostra provincia sono calate più delle medie lombarde: -3.2% contro lo 0,2%. Laddove si vede quanto Brescia sia legata a Berlino. È IL QUADRO tracciato da Giuseppe Pasini, presidente dell’Associazione industriale bresciana in occasione dell’incontro di fine anno con i media. Un quadro che non si discosta da quello che aveva caratterizzato la sua relazione all’assemblea dell’associazione di via Cefalonia; da allora è cambiato poco o niente, se non il Governo cui non aveva fatto mancare le sua critiche, mentre ieri ha preferito glissare sull’attuale Esecutivo. Salvo ricordare che nella crisi, come nei cambiamenti che investiranno la produzione e il lavoro (nella chiave dell’economia circolare), «le imprese non devono essere lasciate sole». Tuttavia il leader degli industriali bresciani, in corsa per la presidenza di Confindustria, non è pessimista sul futuro dell’economia bresciana, anche se i primi sei mesi dell’anno li vede ancora problematici, «con l’Ue che non riesce a contare e Usa e Cina che si fanno la guerra». Ma se guarda un po’ oltre, Pasini si convince che «Brescia può essere parte attiva del grande cambiamento». Che è poi il cambiamento dettato dalla produzione che deve assecondare e adeguarsi alla sostenibilità ambientale, all’agenda di riduzione delle emissioni che Von Der Leyen ha voluto particolarmente «sfidante». «Brescia può diventare la capitale dell’economia circolare», ne è convinto il leader degli industriali bresciani. «Abbiamo gli asset industriali per posizionarci sui nuovi modelli di sviluppo». Il cambiamento, ad esempio, della mobilità - spiega - non è solo l’auto elettrica «ma tutta una serie di fattori che coinvolgono e impattano sui processi di produzione». E le imprese bresciane sono in grado di affrontare le nuove sfide, ma - ripete Pasini - non possono essere abbandonate a sè stesse: «Al Governo parlano di New Deal Green, però poi la manovra mette tasse come quella sulla plastica e prende provvedimenti come la confisca dell’azienda. Stiamo attenti! Non possiamo permetterci di perdere comparti e filiere». GLI ELEMENTI di ottimismo non mancano, e sono: la fiducia della centralità della manifattura in generale e della siderurgia in particolare, «tant’è che perfino Landini parla apertamente di siderurgia come non ha fatto nessuno degli ultimi governi»; e il clima sociale che si fonda - ricorda - su una disoccupazione contenuta e su relazioni industriali improntate al dialogo. Certo, se poi guarda al mercato domestico, al sistema-Paese, a Pasini qualche dubbio viene: «Il tasso di crescita dell’Italia è dello 0,1 per cento, il che significa non solo che è un’economia ferma, ma che possiamo parlare di decrescita». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Eugenio Barboglio
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