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19.05.2019

Festa 1000 Miglia Moceri e Bonetti incoronati nuovi re

Festa e bollicine sul palco per Moceri e Bonetti FOTOLIVE/Simone Venezia
Festa e bollicine sul palco per Moceri e Bonetti FOTOLIVE/Simone Venezia

Tanto tuonò che piovve. E fu una festa. La 1000 Miglia parla bresciano, oltre che palermitano. È la coppia formata da Giovanni Moceri e Daniele Bonetti, su Alfa Romeo 6C 1500 SuperSport, ad aggiudicarsi l’edizione numero 37 della corsa. Il pediatra siciliano al volante, il giornalista collaboratore di Bresciaoggi come navigatore: una squadra vincente, già sul terzo gradino del podio l’anno scorso, capace stavolta di sovvertire i pronostici della vigilia. Moceri e Bonetti si presentano all’arrivo di viale Venezia, in un pomeriggio grondante acqua come da tradizione, con ben 1141 punti di vantaggio su Andrea Vesco e Andrea Guerini, i favoriti della vigilia, pure bresciani, secondi a bordo di un’Alfa Romeo 6C 1750 SuperSport Zagato. A completare il podio, l’argentino Juan Tonconogy e Barbara Ruffini su Bugatti Type 40, staccati di 1966 punti dai vincitori. La Coppa delle Dame è di Silvia Marini e Francesca Ruggeri su Aston Martin 2 Litre Speed Model, al 34° posto generale. Seconde Franca Boni e Monica Barziza, su Lancia Aprilia 1500, a 8044 punti di distanza. Terze Sophia Floersch ed Ellen Lohr, su Mercedes Benz 300 SL, sotto di 18391. LA CONCLUSIONE dell’ultima giornata riporta a casa una corsa mai banale. Si sapeva che il meteo non sarebbe stato clemente e così è. Il risveglio è complicato, la ripartenza al freddo fra nuvole gonfie di pioggia non tarda comunque ad animare le piazze. È la Via Emilia, è la strada dei motori per eccellenza. I comuni che ospitano i passaggi fanno a gara d’entusiasmo, mentre anche i casellanti autostradali vorrebbero potersi armare di bandierine e smartphone per salutare gli equipaggi («Che peccato dover lavorare oggi: non esistono macchine più belle al mondo»). È derby, fra Modena e Reggio Emilia. Sulla carta la patria più patria (ah, la Ferrari...) sarebbe Modena. Eppure stavolta è Reggio a prevalere. Incurante della bruma novembrina, felice di riabbracciare la carovana che «ci riporta sempre, ogni anno, le bellezze dell’Italia che fu». Cartolina perfetta, istantanea di verità. LA POESIA che unisce le epoche non esclude i grandi numeri. La 1000 Miglia ha portato a spasso per 4 giorni 430 auto d’epoca, in viaggio per 1.801 chilometri di penisola, in rappresentanza di 71 costruttori automobilistici. Una partecipazione internazionale, con vetture prodotte prima del 1957 chiamate a un vero Giro d’Italia con partenza e arrivo targati Bs (la città, certo, passando per Desenzano e Sirmione in avvio, Ghedi, Carpenedolo, Montichiari e Travagliato al ritorno), ma nel mezzo ecco Valeggio sul Mincio, Mantova, Ferrara, Comacchio, Ravenna e Cervia; Cesenatico, Gambettola, Urbino, Corinaldo, Senigallia, Fabriano, Assisi, Perugia, Terni e Rieti fino a Roma; Lago di Vico e Viterbo, Radicofani, Castiglione d’Orcia, Siena, Vinci, Montecatini, Pistoia, Firenze, Passo della Futa, Passo della Raticosa e Bologna; infine, prima del Bresciano, Modena, Reggio Emilia, Langhirano, Parma e Busseto. La 1000 Miglia scuote la quotidianità anche cavando dal cilindro personaggi che chissà dove stavano fino a un attimo prima. A Reggio Emilia, per esempio, spunta un signore con la coppola in testa sopra un impermeabile verdino. Osserva, non parla, benedice disegnando traiettorie arcuate nell’aria. I piloti non hanno peccati da cui essere assolti; al massimo qualche infrazioncina al codice stradale (ma non si dovrebbe, il regolamento lo vieta, quindi non è mai successo). C’è chi fa rifornimento con le taniche per presentarsi non troppo in ritardo al Parco Ducale. Piove a dirotto, il fango schizza e i selfie qui non se li spara nessuno, ma la presenza è forte, è folta. Potere della 1000 Miglia, che accomuna le generazioni. Sulla strada per Ghedi si vedono un anziano che indica l’orologio agli equipaggi per manifestare la sua impazienza così come due bambini che s’accapigliano per impadronirsi di un ombrello solo. Una gara nella gara, mentre le auto sfrecciano. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Gian Paolo Laffranchi
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