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16.11.2019

Festival della Pace, Sassoli: «Via i muri»

David Sassoli in Loggia con il sindaco Del Bono e il sindaco di Collebeato Antonio Trebeschi FOTOLIVE
David Sassoli in Loggia con il sindaco Del Bono e il sindaco di Collebeato Antonio Trebeschi FOTOLIVE

Il cartello «lavori in corso» deve campeggiare all’ingresso del «cantiere Europa». Perché la casa, al netto della Brexit, è destinata ad accogliere nuovi inquilini, ha un costante bisogno di manutenzione e necessita di essere amministrata secondo regole più elastiche. Lo ha spiegato David Sassoli, in città per inaugurare la terza edizione del Festival della Pace, kermesse che vanta l’alto patrocinio del Parlamento Europeo. Il presidente dell’assemblea di Strasburgo, protagonista dell’incontro pubblico svoltosi ieri sera in Loggia, ha esordito ricordando che a trent’anni di distanza dall’abbattimento del muro di Berlino, «anche se lontano da noi in questo momento sono quarantamila i chilometri di barriere esistenti ad ogni latitudine, siano esse realizzate con la pietra di pietra o con il filo spinato». Circostanza che per il successore di Antonio Tajani non deve farci credere di «essere migliori degli altri», bensì aiutarci a ricordare che «la nostra storia è anche fatta di violenze che abbiamo esportato in tante parti del mondo sotto forma di colonialismo, di imperialismo e di sfruttamento». L’ex giornalista Rai ha esortato gli europei alla «responsabilità di non pensare che ciò che abbiamo costruito in questi settant’anni possa valere solo per noi», e a non illudersi di potere proteggere tutto questo «restando da soli». Anzi, ha ammonito Sassoli, «dobbiamo alzare la testa anziché guardarci la punta delle scarpe». Così facendo «ci renderemo conto del tesoro unico che abbiamo, dei nostri standard di libertà e di difesa della dignità delle persone che non hanno uguali al mondo, e comprenderemo che questo patrimonio occorre sia messo anche a disposizione degli altri». «Il nostro dovere - ha aggiunto - è mantenere uno sguardo lungo». Specialmente nel momento in cui ragioniamo di globalizzazione, da governare «mettendo in moto meccanismi per regolarla e ponendo al centro del nostro agire la libertà delle persone e la loro dignità». NON FOSS’ALTRO perché «una globalizzazione senza regole ci marginalizzerebbe». Sull’aria che tira nel Vecchio Continente l’esponente del Pd ha ravvisato «segnali di ritorno indietro che valgono non solo per gli assetti politici, ma soprattutto per l’umore generale dell’opinione pubblica». «Tante famiglie ebree lasciano infatti l’Europa - ha sottolineato - vanno in Canada, negli Stati Uniti, in Israele», poiché «il vento dell’antisemitismo è un dato di fatto ed è un virus, è la ricerca assoluta del nemico». Per combatterlo, per neutralizzarlo, «vanno rafforzati i nostri sistemi democratici». Compito faticoso in quanto «fare in modo che gli uomini si capiscano è molto più complicato che farli litigare». Per ciò che concerne i meccanismi della governance UE, Sassoli ha fatto capire che il tabù dell’unanimismo va superato, essendo non più accettabile che «tre soli Paesi blocchino il via la processo di adesione di Albania e Macedonia all’Unione» a dispetto dalla posizione espressa dai restanti venticinque: «Se pochi possono bloccare ciò che la stragrande maggioranza ritiene necessario, allora l’Europa fa fatica a produrre effetti». Serve dunque «mettere mano ai meccanismi europei, perfezionandoli». Uno sforzo che «la politica senza i cittadini non è in grado di fare». Ai sovranisti il presidente dell’Europarlamento ha ricordato infine che «i problemi di un singolo Paese non sono risolvibili facendo da soli». Sassoli ha voluto lanciare poi un appello per il ritorno a casa di Silvia Romano, la volontaria rapita in Kenya, e incontrare privatamente la madre di Giulia Minola, la ragazza bresciana morta nel 2010 a Duisburg, che gli ha consegnato una petizione. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mauro Zappa
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