CHIUDI
CHIUDI

24.05.2020 Tags: Brescia

Folle movida del venerdì «Piazza Arnaldo chiude»

La fotografia di piazzale Arnaldo stracolmo ha fatto il giro dei social diventando subito virale
La fotografia di piazzale Arnaldo stracolmo ha fatto il giro dei social diventando subito virale

Il popolo della movida ha tradito la fiducia e il sindaco manda tutti a letto senza aperi-cena. Già la sera di venerdì Del Bono aveva annunciato su Facebook che il giorno seguente avrebbe fatto chiudere i locali di piazzale Arnaldo e dintorni alle 21.30. E ieri mattina l’ordinanza è la prima cosa che ha fatto svegliandosi: stop in piazza e nelle vie limitrofe, sia ieri che stasera. Un provvedimento preso sull’onda dell’indignazione, frutto delle immagini che hanno invaso i social network (e dei report della polizia locale) e che venerdì a tarda sera sono giunte direttamente all’attenzione del sindaco. Immagini di una piazza Arnaldo stracolma di giovani che appena hanno visto uno spiraglio nelle norme, sono tornati a celebrare il rito dell’aperitivo-lungo, ossia la serata del venerdì trascorsa a cazzeggiare tra un locale e l’altro, tra un pirlo e un Negroni. Un rito che le masse consumistiche (si diceva una volta) under 30 dell’Italia del benessere considerano un diritto irrinunciabile e intangibile, più forte di tutto, anche della residuale paura del contagio, da stemperare nel Campari. Impossibile per le forze dell’ordine arginare venerdì sera il ritorno della movida ai suoi pieni poteri, i 3000 e più avventori stipati nei locali e sparpagliati sulle aiuole che si vedono nei weekend della bella stagione. Tanto più se gli agenti, abituati alle maniche larghe su musica oltre l’orario e schiamazzi notturni, si trovano a dover far rispettare disposizioni che sembrano scritte per essere violate. Al massimo si poteva già prevedere un contingentamento degli ingressi, che scatterà dal prossimo fine settimana. IMPOSSIBILE, si diceva, a maggior ragione, come denuncia il sindacato degli agenti della Locale (Cgil, Cisl e Uil, Diccap-Sulpm e Orma), se si lavora in sottonumero (le pattuglie del turno della mattina sono ancora il triplo di quelle del serale, nonostante l’emergenza sia la sera) e si è lasciati soli: avrebbe dovuto esserci la polizia di Stato che però non c’era, spiegano le sigle di via Donegani. Un paio di agenti ne hanno fatto le stese, rimediando, in uno scontro con un ubriaco che voleva a tutti i costi entrare nella piazza già stracolma, 15 giorni di prognosi. Piazza che il capo della Locale, Novelli, dopo le 11, vista la massa, aveva dato ordine di chiudere. Gli agenti feriti hanno ricevuto la solidarietà del sindaco, e dei sindacati che sottolineano: «Non saranno più tollerati atti di violenza nei confronti degli operatori che da tre mesi sono esposti in prima persona». LA CHIUSURA dei locali ieri e oggi è stata dettata dall’indisciplina dei bresciani. Indisciplina che è finita alla berlina sui social, ma che ha avuto la complicità - lo ha sottolineato Del Bono - di norme ambigue e dalla complessa applicazione. Servirebbe il buon senso del popolo della notte, che difronte ad una piazza dove le norme di distanziamento e di protezione individuale non esistono più, dovrebbe fare marcia indietro, ma questa sensibilità, è inutile dirlo, è clamorosamente mancata. Per la Lega, tuttavia, in Loggia potevano fare di più per evitare la ressa «largamente prevedibile». Tacconi porta l’esempio di Pisa dove hanno contingentato gli ingressi. In compenso vi sono esempi di città dove la movida ha avuto quasi le dimensioni di Brescia: piazza delle Erbe di Verone invasa dai giovani sotto lo sguardo della polizia. Per ora c’è il provvedimento che costringe anche stasera bar e ristoranti ad abbassare la saracinesca dopo l’orario dell’aperitivo, ma il prossimo weekend dovrebbe essere regolato diversamente. Come, lo stabilirà il Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza che si riunirà dopodomani in Prefettura. L’orientamento della Loggia è di consentire ai locali il ritorno agli orari serali, ma di regolare gli accessi alla piazza in modo da non superare un certo numero di avventori ritenuto garanzia di rispetto delle norme di distanziamento sociale. Le norme ministeriali che i titolari dei locali si erano preparati a far rispettare ma che poi sono state travolte dalla legge della movida, che in piazza Arnaldo prevale su tutto. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Eugenio Barboglio
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1