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17.04.2019

Gioco d’azzardo,
una malattia da
515 milioni l’anno

A Brescia il gioco d’azzardo è ormai diventato una malattia con un giro d’affari di centinaia di milioni
A Brescia il gioco d’azzardo è ormai diventato una malattia con un giro d’affari di centinaia di milioni

Sono 382 gli esercizi pubblici bresciani autorizzati ad avere il «servizio» di newslot e videolottery: attività commerciali tra cui tabaccherie, edicole, bar, ristoranti, alberghi e le diverse tipologie di sale scommesse concentrate specialmente nella zone sud (28,3%) e centro (27,2%) della città con Porta Cremona (l’8,1% del totale) e Centro Storico Sud (con il 7,9%) a vestire i panni di piccole Las Vegas. Macchinette «infernali» ma remunerative che comportano una raccolta in denaro annua di circa 286 milioni di euro, a fronte di una spesa per gli «scommettitori» stimata in 58 milioni. È quanto è emerso da un’analisi realizzata dall’Unità di Staff Statistica del Comune di Brescia sui microdati dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli (Aams) aggiornati al 2016 e resi noti in occasione del convegno di studi «Il gioco d’azzardo, piaga sociale e fonte di ricchezza delle mafie», organizzato dal Comune e dalla Procura Generale del Distretto di Brescia, ed ospitato ieri in Loggia. «Momenti di riflessione e di approfondimento indispensabili per porre l’attenzione su un fenomeno diffusissimo ed estremamente aggressivo che colpisce trasversalmente tutta la popolazione – ha sottolineato Pier Luigi Maria Dell’Osso, Procuratore Generale di Brescia e coordinatore dell'incontro a cui hanno preso parte esperti del settore -. Una piaga sociale da sradicare attraverso l’intervento in campo di forze sinergiche». Attori che rivolgendosi all’intera platea cittadina possano occuparsi tout court dell’assistenza, prevenzione, riabilitazione ed avvertimento sui rischi che si corrono: perché la sporadica «giocata» può tramutarsi in patologia, diretta conseguenza di problemi economici, familiari e lavorativi a volte irreversibili. Una malattia che, secondo i dati raccolti dall’Osservatorio territoriale sulle dipendenze e diffusi dall’Ats di Brescia, coinvolge circa 30mila persone. Ma non solo: il report fotografa un volume di affari del gioco d’azzardo (nella sua complessità: slot machine, lotterie istantanee, lotto, online, lotterie nazionali, scommesse sportive) di ampie dimensioni con una raccolta, a livello cittadino, di 515 milioni di euro annui ed una perdita effettiva dei giocatori pari a 103 milioni.

«CREDO sia giunto il momento di lavorare per un’armonizzazione provinciale dei regolamenti attraverso una dichiarazione di intenti con cui le amministrazioni locali lavorino per un’azione condivisa rivolta alla formalizzazione di un Protocollo d’Intesa», ha proposto il prefetto Attilio Visconti invitando al i rappresentanti delle Forze di Polizia, delle Polizie Locali, dell’Ast e degli ispettori territoriali dei Monopoli di Stato oltre ai sindaci. «Affinché - ha specificato dal primo cittadino Emilio Del Bono - si possa agire non solo sulla cura ma anche sulla prevenzione in una dimensione pedagogica». Perché i bambini, primi fruitori dei videogiochi, in futuro siano estranei al problema: «Per questo – ha sottolineato Emilio Sacchetti, professore emerito di Psichiatria all’università di Brescia - è fondamentale creare anticorpi sociali e istituzionali attraverso una continua prevenzione, promozione e protezione». Un’azione di contenimento avviata attraverso misure amministrative restrittive: «Restrizioni però – ha avvertito Francesco Saluzzo, procuratore generale del distretto di Torino - che hanno comportato un nuovo interesse delle mafie ed un ritorno al gioco clandestino».

Marta Giansanti
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