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18.04.2019

«Giorni di Passione,
che sia un
dolore umile»

«Si risveglino le nostre menti, si schiariscano le nostre coscienze e nello sguardo illuminante di Cristo prendano consapevolezza dei peccati dei nostri padri, di quelli dei tempi andati ma anche del tempo attuale. Una coscienza affinché il nostro dolore sia umile e non temerario, confidente e non inspiegato, accorante e non inerte e possa unirsi a quello di Gesù nella sua sofferenza sulla croce». È il messaggio lanciato dal vescovo di Brescia monsignor Pierantonio Tremolada durante la Via Crucis cittadina in attesa della Santa Pasqua e della Resurrezione del Figlio di Dio. Ad ascoltarlo in un silenzio contemplativo centinaia di fedeli accolti, come da tradizione, nella Chiesa dei santi patroni, Faustino e Giovita, da cui, in un religioso silenzio, è partita la processione che ha ripercorso la Passione di Cristo.

IL CALVARIO è stato rivissuto nelle quattordici stazioni disposte lungo la strada che porta al colle Cidneo fino alla chiesa di San Pietro in Oliveto. In una sentita preghiera tanti cittadini, messaggeri di un simbolo di cristianità, hanno voluto «ripercorrere il cammino del nostro Salvatore ed essere partecipi della sua sofferenza». Una salita verso il Castello a simboleggiare l’ascesa di Gesù alla Casa di Dio in una scia interminabile di fedeli illuminati solo dalle flebili fiamme delle candele e dei ceri posti nelle loro mani. Un cammino accompagnato dalle letture dei testi di Paolo VI diffusi dagli altoparlanti distribuiti lungo l’intero tragitto. Pensieri del papa bresciano, canonizzato lo scorso ottobre. Riflessioni ed osservazioni sulla sua vita, cosciente di «non aver compreso a fondo il mistero della morte di Gesù» ma implorante verso la Madonna «affinché si squarci il velo del tempo, il mio spirito si commuova, mi possa avvicinare alla madre dolorosa ed impari a piangere». Parole che sono risuonate nel buio di un sentiero guidato dal vescovo di Brescia che, come ad unirsi pienamente alla sofferenza di Cristo ha sorretto, di stazione in stazione, una croce di legno. «È molto difficile esporre un pensiero alla fine della Via Crucis perché le parole hanno un limite e non riescono a descrivere pienamente quello che abbiamo vissuto – ha concluso il vescovo Tremolada dall’altare della Chiesa di San Pietro in Oliveto rivolto a una navata e a un chiostro gremiti-. Dobbiamo quindi imparare a lasciar emergere ciò che il nostro cuore sente senza impegnarci in discorsi effimeri. Approfittiamo di questi giorni di Passione di Cristo per prendere in mano ognuno la propria esistenza verso una vita di misericordia».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marta Giansanti
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