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23.04.2019

Gite scolastiche
senza confini. Brescia
non rinuncia a partire

Studenti dell’Istituto Capirola di Leno a Times Square durante una recente gita a New YorkOgni anno sono tanti i giovani impegnati nelle gite scolasticheTra le mete preferite negli anni dai bresciani c’è anche Berlino
Studenti dell’Istituto Capirola di Leno a Times Square durante una recente gita a New YorkOgni anno sono tanti i giovani impegnati nelle gite scolasticheTra le mete preferite negli anni dai bresciani c’è anche Berlino

I viaggi di istruzione - meglio conosciuti come gite scolastiche -, periodicamente messi in discussione, hanno tenuto. Le scuole superiori bresciane si sono organizzate, i problemi sono stati superati: qualche classe ha saltato l’esperienza tanto attesa per motivi economici o disciplinari, o per «colpa» degli esami di maturità «svelati» tardi nelle loro novità. I presidi raccontano di qualche fatica a trovare tutti gli accompagnatori, rigorosamente volontari, ma alla fine, in pullman o in aereo, tutti sono partiti verso mete più o meno didattiche, comunque socializzanti. «CON QUALCHE mal di pancia, le disponibilità si sono trovate. È un momento stancante, ma anche ai docenti fa piacere un incontro informale con gli studenti e i colleghi. Non è un’attività obbligatoria, ma rientra nel ruolo come tante altre pur non imposte. Mugugni non mancano, ma proteste corali non ci sono», sottolinea Massimo Cosentino alla guida del Leonardo. Ermelina Ravelli, dirigente del Capirola di Leno, è da poco tornata da New York con alcune classi. «Nel nostro istituto è radicata la tradizione di tour lunghi, anche oltre oceano - spiega -. Cerchiamo di tener conto delle differenti situazioni nella scelta delle mete e di aiutare qualche famiglia che proprio non ce la fa. Si tenta il più possibile di non discriminare mai. Anche i disabili partecipano, i compagni in genere si impegnano a turno, con l’assistente e/o il docente di sostegno. Pretendiamo che gli studenti siano corretti, anche nell’abbigliamento». Qualche disguido, comunque, può accadere. Tre anni fa, ad esempio, un nutrito gruppo dell’Iis Castelli è stato bloccato a Madrid da uno sciopero dei controllori di volo: la scuola ha fatto partire bus per recuperare tutti. «È costato caro, ma era la soluzione migliore», spiega la preside Simonetta Tebaldini. Alcuni istituti dispongono di una pianificazione, sia per i luoghi legati agli studi che per l’organizzazione. Spesso ci sono commissioni ad hoc. «Per quanto ci riguarda il viaggio all’estero è la conclusione di un percorso progettuale durato tutto l’anno. L’anniversario della caduta del muro di Berlino ha portato in Germania 200 studenti con quattro bus, mentre l’anno scorso la meta è stata Malta, capitale europea della cultura», racconta Tebaldini. IL LICEO classico Arnaldo segue sempre le orme dei greci, da Atene a Siracusa. Il Carli, liceo quadriennale, punta sull’Inghilterra per gli studenti di prima, su un’altra nazione straniera in seconda, in terza propone una meta lontana - la Cina quest’anno -, in quarta l’alternanza all’estero, questa volta alla scoperta delle istituzioni europee. «Per l’anno prossimo stiamo già preparando uno scambio con gli States. Tutto è ben definito», rimarca Donatella Preti al vertice dell’istituto. Per i docenti, in ogni caso, la fatica non manca, non è remunerata e, anzi, comporta «qualche spesa in più - dicono -. La responsabilità non è indifferente, 24 ore su 24. Non per tutte le mamme è possibile assentarsi una settimana, non tutti se la sentono di affrontare un impegno senza respiro. Inoltre, se prima qualche minimo ritorno economico esisteva, ora non c’è più, anzi...». Anche la scelta della meta non è semplice, dovendo considerate più variabili. «Ogni iniziativa oggi nella scuola è sempre più delicata e complesso», evidenzia Carla Filippini, insegnante di lettere, materia sempre deputata al coinvolgimento. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Magda Biglia
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