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13.07.2020 Tags: Brescia

Giulia e Liliana, un percorso sempre insieme

Giulia Dughi in un momento spensierato con la nonna Liliana Taini
Giulia Dughi in un momento spensierato con la nonna Liliana Taini

È un’estate di rielaborazione del lutto, con emozioni ancora troppo forti per essere raccontate con serenità, per Giulia Dughi, 27 anni, di Brescia, studentessa di medicina, che da pochi giorni ha perso la cara nonna Liliana Taini, che si è ammalata di Covid mentre era in Poliambulanza, a metà febbraio, per un intervento al femore dopo una caduta, una fatalità che ha dato il via a mesi di inferno per la novantenne ma ancora arzilla signora, trasferita, in 100 giorni, una decina di volte in 5 strutture sanitarie diverse. Fino al 25 maggio, quando, dopo i due tamponi negativi, sembrava potesse tornare a casa sua, ma la notte stessa della dismissione è stata di nuovo male, di nuovo portata in ospedale e di nuovo risultata positiva: «Sono stati mesi pieni di confusione, ancora devo realizzare cosa è successo e sopratutto che la nonna non c’è più, per sempre -, spiega Giulia che ha sempre sperato in un lieto fine che invece non c’è stato -. Quando l’ho rivista a fine maggio ero convinta che fosse la nonna, se non proprio di prima, quasi, perché ci era stato detto che stava benissimo. Ma non appena l’ho vista, con l’aria assente, deperita, irriconoscibile, mi è venuto da piangere ma mi sono fatta forza cercando di rassicurarla. La nonna è sempre stata una presenza costante nella mia vita quotidiana, mi ha cresciuta, sono andata in vacanza con lei e mamma tante volte». QUANDO L’AMBULANZA la porta nuovamente via, Giulia si dispera «perchè pensavo a lei, di nuovo sballottata, di nuova in sofferenza per un nuovo distacco: nei mesi che ha trascorso negli ospedali so che lottava per stare bene per noi, per tornare con noi, e spesso i medici ci rassicuravano dicendoci che era una roccia e che ci avrebbe seppelliti tutti». La nipote e i familiari oggi non si danno pace proprio per queste parole tranquillizzanti, smentite dalla realtà che si è palesata al momento in cui c’è stata la possibilità di vedere direttamente Liliana, dopo mesi e mesi di suo isolamento. «E’ stato pesante non sapere la verità sulla sua salute – conclude Giulia - e quando alla fine l’ho rivista alla Domus, dove è stata portata per le ultime ore di vita, pensavo di essere preparata invece era così malridotta da farmi disperare. Lì ho sperato che ci mettesse poco a lasciarci perchè ormai non aveva più senso così, povera nonna. Non me l’aspettavo, secondo me sarebbe andata avanti ancora tanto. Mi restano i ricordi dei giochi fatti insieme, dei balletti inventati, e delle storie e delle favole che mi raccontava. È stata un punto di riferimento importante nelle mia vita, e non la dimenticherò mai». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Irene Panighetti
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