CHIUDI
CHIUDI

28.01.2020

Giuseppe Bono, ultimo testimone di Wittenau

Al centro Lucia Ottaviani
Al centro Lucia Ottaviani

Solo Giuseppe Bono è ancora vivo dei 48 insigniti della medaglia d’onore dal prefetto, tramite della Presidenza della Repubblica. Scampato alla prigionia a Wittenau, campo di concentramento nel cuore di Berlino, per due anni dal settembre 1943 all’aprile 1945, Bono, originario di Paderno Franciacorta, compirà 99 anni il 23 febbraio. Le sue condizioni di salute non gli hanno permesso di arrivare al San Barnaba, il riconoscimento lo ha ritirato la moglie Lucia Ottaviani, accompagnata dalla figlia Elena e dalla sindaca Silvia Gares. «Ci siamo conosciuti dopo il suo rientro, all’inizio non mi parlava del suo dolore, poi ha cominciato a raccontarmi e piangeva. Piangeva ogni volta che toccava l’argomento» dice. Anche Elena lo conferma: «Ha cercato di dimenticare, per poter vivere serenamente. Poi, però, fino a poco tempo fa, andava nelle scuole a incontrare gli alunni, lo ha voluto fare per loro, per i nipoti che erano fra i banchi». Lucia non gli ha ancora detto dell’onorificenza per non agitarlo. «Non si toglie dagli occhi gli amici scomparsi, ha vissuto cose che noi non riusciamo a immaginare. Mangiavano, e di nascosto, le bucce di patate fatte cuocere, fingevano di stare bene per non essere ammazzati. Se non potevano lavorare, venivano eliminati. Lui riceveva qualche pacco da sua madre che era riuscita a sapere dov’era- in famiglia avevano una salumeria- e cercava di dividere con gli altri, prendeva il pane , lo divideva in piccoli pezzettini e lo buttava alle spalle senza vedere chi lo raccoglieva per non fare differenze. Come si faceva con tutte quelle persone ridotte a pelle e ossa?» riferisce Lucia. ERANO STORIE che Bono raccontava ai ragazzi a scuola, convinto della necessità di fare testimonianza pur se rivedere con la mente quei mesi, quegli anni faceva male. Anche la Casa della Memoria da anni punta sugli studenti tutto l’anno con le sue iniziative, ma soprattutto nelle Giornate come il 27 gennaio o il 28 maggio. Perché i testimoni se ne vanno, ma «gli orrori non vanno dimenticati, ancor più in questi tempi difficili, non privi di rigurgiti» . «Questo lavoro ci ha reso consapevoli, lo ricorderemo. E’ diverso quando si approfondisce, quando si legge della vita di una donna uccisa, Mala, quando la si conosce da vicino, quando si leggono libri come quelli di Primo Levi. E’ come quando si entra in quello che resta di un campo di concentramento e mentre cammini pensi a coloro che quasi ottant’anni fa calpestavano quella stessa terra per andare a morire. Io sono stato a Dacau e sono rimasto molto impressionato, come i miei compagni del treno per Auschwitz» sottolinea Lorenzo Donatini della IV I del liceo Calini che ha partecipato alla performance sul palco. © RIPRODUZIONE RISERVATA

M.B.
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1