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20.04.2019

Hanyi, respinta alla frontiera al rientro da Cuba

Hanyi Figueras Pelaez, cubana, in Italia dal 2011, è stata protagonista di una vicenda burocratico-giudiziaria dai contorni kafkiani
Hanyi Figueras Pelaez, cubana, in Italia dal 2011, è stata protagonista di una vicenda burocratico-giudiziaria dai contorni kafkiani

È finalmente rientrata a Brescia Hanyi Figueras Pelaez, cubana, in Italia dal 2011, protagonista di una vicenda burocratico-giudiziaria dai contorni kafkiani. «Sono ancora frastornata ma contenta», racconta dopo «quattro mesi di inferno, durante i quali ho vissuto emozioni contrastanti rispetto all’Italia: rabbia per quello che mi stava accadendo e non capivo, ma anche speranza, fiducia e voglia di tornare: la mia vita è qua». La disavventura inizia il 27 novembre scorso, quando, di rientro da Cuba dove aveva trascorso una vacanza, all’aeroporto di Malpensa le viene negato l’ingresso nel nostro Paese perché il suo permesso di soggiorno non risultava in regola. MA LEI ERA all’oscuro di tutto: «Non avevo mai ricevuto nessuna notifica, anzi ero a buon punto con l’iter per la cittadinanza al Comune di Milano, dove risultavo ancora residente, perché con il mio ex marito abitavo lì, mentre ora mi sono trasferita a Castegnato. A Malpensa mi hanno detto che c’era una notifica per me, senza spiegazioni, io ho firmato e subito mi hanno detto che sarei stata imbarcata sul primo volo per Cuba perché avevo appena firmato la notifica della revoca del mio permesso di soggiorno». Ma il primo volo per Cuba sarebbe stato dopo 5 giorni, che la donna trascorre in un locale interno all’aeroporto, piccolo e in condivisione con una media giornaliera di una dozzina di persone in attesa di rimpatrio: «La cosa peggiore era stare senza finestre, solo con luce artificiale: non mi rendevo conto del trascorrere del tempo – ricorda Figueras – non potevo accedere al mio bagaglio, mi era stato sequestrato il mio cellulare anche se c’era un telefono a moneta quindi ho potuto fare qualche chiamata. Faceva freddo, dormivo su una brandina, mi passavano i pasti e trascorrevo il tempo fissando il soffitto, spaesata e arrabbiata, mi sembrava di impazzire». Non le è permesso nemmeno di incontrare i suoi avvocati dello studio associato Guariso-Neri e dopo 5 giorni viene rimandata a Cuba dove «per fortuna stavo con la mia famiglia ma con tante domande e questioni da risolvere, oltre al grosso problema del lavoro: sono commessa in un negozio di Brescia e i miei titolari avevano bisogno che tornassi». Solo il 19 marzo arriva la buona notizia: il Tribunale di Brescia accoglie con un’ordinanza cautelare il ricorso urgente presentato dai suoi legali, Livio Neri e Federico Micheli, sostenendo che sussistono fondati motivi per ritenere illegittima la revoca del suo permesso di soggiorno e di conseguenza anche il respingimento. Figueras può quindi rientrare: «L’8 aprile sbarco e questa volta al controllo passaporti di Malpensa nemmeno una domanda», spiega la donna che ha ricominciato a lavorare pochi giorni fa, ma che resta in una situazione che lei definisce da « fantasma nell’aria: non ho i documenti, non ho niente se non la patente e questo mi fa stare male. Sono sempre stata in regola, ho sempre lavorato e pagato le tasse». Gli intoppi legali risalgono al 2017 quando, spiega l’avvocato Micheli, «la Questura di Milano ha rilasciato a Figueras solo un permesso di soggiorno per motivi familiari ma, ha stabilito il Tribunale di Brescia, lei aveva diritto al rinnovo della carta di soggiorno, perché aveva maturato il diritto al soggiorno permanente in quanto residente regolarmente da oltre cinque anni senza che vi fosse alcuna pronuncia di scioglimento del matrimonio e ciò vale, a differenza di quanto ritenuto dalla Questura, anche se nel 2016 si era separata e da allora non conviveva più con il marito». Insomma le hanno rilasciato un permesso di soggiorno sbagliato, revocato per motivazioni errate, che ha portato al respingimento illegale: questa la tesi della difesa, accolta in via cautelare dal giudice, che si esprimerà in modo definitivo a maggio, quando verrà affrontato anche il ricorso sulle modalità di trattenimento all’aeroporto. «Secondo noi c’è stata una restrizione della libertà personale e una violazione del diritto di difesa. La normativa italiana è lacunosa e non conforme alle direttive europee in materia», sostiene Micheli. «Il risarcimento sarebbe importante, non solo per le spese affrontate. Ma la cosa più importante è sistemare i documenti e chiarire tutto. Sono fiduciosa nella giustizia italiana» conclude Figueras. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Irene Panighetti
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