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21.02.2020

«Ho paura, il mio
aggressore deve
rimanere in carcere»

Iniziato il processo all’impiegato comunale di Nave accusato di tentato omicidio
Iniziato il processo all’impiegato comunale di Nave accusato di tentato omicidio

«Ho ancora paura. Non è sufficiente che stia ai domiciliari. Sono tante le persone che sono fuggite dai domiciliari per andare a fare del male. Sono contraria al fatto che possa lasciare il carcere». È passato più di un anno, era il 20 gennaio 2019, dalla sera in cui la persona con cui aveva trascorso la serata le ha messo le mani al collo cercando di strozzarla, ma la vittima della presunta aggressione, una donna di 40 anni, non ha ancora superato il terrore e teme che quell'uomo possa farle di nuovo del male se lasciasse il carcere. Ieri lo ha ribadito in aula in occasione della prima udienza del processo che vede alla sbarra, accusato di tentato omicidio, il 35enne, Filippo Vitello, impiegato comunale a Nave, il paese dove si sarebbe consumata l'aggressione. Dallo scorso luglio Vitello si trova a Canton Mombello. A chiedere che possa lasciare la cella per raggiungere la casa di una zia che vive in Sicilia, e lì restare ai domiciliari, sono stati i suoi legali. Gli avvocati Massimiliano Battagliola e Luca Broli hanno chiesto che la misura a cui il 34enne è sottoposto dalla scorsa estate venga alleggerita. Il giudice Roberto Spanò si è riservato e nei prossimi giorni si pronuncerà. Nel frattempo l'udienza è stata aggiornata al 5 maggio quanto dovrebbero essere sentiti tutti i testimoni e il processo potrebbe chiudersi. «Non voglio nessun rito alternativo – ha sempre detto il 35enne, che ieri era in aula e ha potuto abbracciare i familiari –. Voglio difendermi a dibattimento». SECONDO quanto ricostruito dalla procura Vitello il 20 gennaio aveva trascorso la serata insieme alla presunta vittima, una donna che conosceva da tempo. Complice qualche bicchiere di troppo avrebbe tentato un approccio e davanti al rifiuto dell'amica avrebbe perso la testa tentando di strozzarla. La donna era riuscita a fuggire ed era stata soccorsa da un passante. Invece di denunciare la 40enne aveva raccontato l'esperienza su Facebook senza fare il nome dell'amico che però era stato individuato, e arrestato, la scorsa estate. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paolo Cittadini
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