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18.06.2019

Hotel Solitude, con il teatro un progetto al di là del carcere

I protagonisti dello spettacolo andato in scena sul palcoscenico del carcere Nerio Fischione
I protagonisti dello spettacolo andato in scena sul palcoscenico del carcere Nerio Fischione

La solitudine è spesso lontananza da un affetto o da un luogo caro, emarginazione, isolamento forzato o auto-esilio verso una dimensione interiore in cui non c’è spazio per la relazione con l’altro. Lo sa bene chi è privato della libertà personale e si trova a dover fare i conti con la propria interiorità, a confrontarsi con il vissuto personale per farne un bilancio e per sostenere il peso dell’assenza del mondo esterno. Inaspettatamente, la solitudine può tuttavia essere anche motore di speranza e riscatto, rifugio dal quale riscoprire lentamente il valore di sé e le capacità che si credevano smarrite, fertile terreno da cui nascono idee e progetti che rendono ciascuna persona unica e insostituibile: è quanto sei detenuti della casa circondariale «Nerio Fischione» hanno dimostrato vestendo i panni di attori e calcando per la prima volta il palcoscenico. HOTEL SOLITUDE, opera della regista indipendente Milena Bosetti, ha restituito davanti al pubblico di Canton Mombello — una platea composta da operatori, insegnanti, volontari e dagli stessi reclusi — il frutto del laboratorio teatrale avviato lo scorso ottobre e proseguito ininterrottamente al ritmo di due incontri settimanali. Dalla rappresentazione, la cui produzione e messa in scena è stata promossa dall’associazione Fiducia e Libertà (presieduta da Danila Biglino), è emerso un concetto di «solitudine» riconducibile non soltanto alla realtà carceraria e i cui dolorosi effetti possono anche dar luogo, in una sorta di meccanismo rigenerante, ad esperienze tutt’altro che negative. Recitando al fianco dei rodati attori Salvatore Di Pace, Daniela Dante e Bruna Gigliotti, gli interpreti-detenuti Gaetano Cozzella, Gagandeep Singh, Luca Botticini, Redouane Bouadili, Gianni Kovachu e Mario Perretta sono riusciti a mettere in luce con estrema spontaneità e immediatezza un ampio spettro di casi esistenziali afflitti dalla solitudine: una donna sposata che rimpiange le ambizioni di ragazza, una senzatetto che non vede da tempo i figli tanto amati, un uomo sradicato dalle proprie radici, un anziano vedovo legato ancorato alla memoria della moglie scomparsa, un innamorato ossessionato dal controllo. Sarà la presenza salvifica di un’autocoscienza artistica che si manifesta nei sogni a ribaltare la prospettiva e a suggerire una visione della solitudine quale fucina di creatività e dinamismo costruttivo, un momento raro e prezioso in cui «la nostra vita tocca l’anima del mondo per condividerla», specchio in cui si può scorgere l’unicità di un’opera in divenire su cui non è stata scritta l’ultima parola. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

D.VIT.
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