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24.05.2020 Tags: Brescia

I baristi: «Era tutto
prevedibile. In Loggia
dovevano ascoltarci»

Ha avuto vita breve, anzi brevissima, solo il tempo di un venerdì sera: a pochissime ore dalla ripresa la movida bresciana di piazzale Arnaldo è stata interrotta. E il primo sabato fuori dal lockdown e con bar e ristoranti aperti si è concluso con un’amara chiusura anticipata. Colpa della mancanza di responsabilità di troppi ragazzi e ragazze che venerdì notte hanno invaso la piazza, totalmente incuranti dell’obbligo di indossare la mascherina e di evitare assembramenti. L’INTERVENTO del sindaco Emilio Del Bono, non si è fatto attendere: ieri pomeriggio ha annunciato la chiusura alle le 21.30 di tutte le attività. Martedì è convocato il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e sono coinvolti anche i commercianti della zona «incriminata». Verranno prese concrete decisioni per arginare il fenomeno «attraverso regole rigide e imposte», come preannunciato dal sindaco nel video diffuso sul web. Tra le proposte: il contingentamento degli ingressi, la presenza di steward in ogni locale (alcuni già li avevano) e presidi delle forze dell’ordine. Una presa di posizione forte ma, per tutti i gestori, «arrivata troppo in ritardo. Perché era scontato che piazzale Arnaldo sarebbe stata una delle principali mete dei giovani alla loro prima libera uscita». E così è stato. «Nessuna responsabilità delle attività per quanto avvenuto», sottolineano i commercianti. «La situazione è sfuggita di mano, ma dover gestire da soli migliaia di persone era impossibile. Purtroppo la mancanza di buon senso nei cittadini si è pienamente manifestata. Avremmo avuto bisogno di aiuto da parte delle forze dell’ordine, una richiesta mossa già a partire da metà settimana ma rimasta inascoltata», racconta Stefano Magri del «Cakao». Perché i commercianti lo avevano previsto: per questo avevano contattato il Comune e la Polizia Locale: «Abbiamo chiesto controlli serrati, perché avevamo quasi la certezza che potesse avvenire il marasma, dopo anni conosciamo bene la zona: avrebbero dovuto ascoltarci», denuncia Emiliano Abeni di «El Sobrinho». E OLTRE IL DANNO, la beffa. «Siamo una pizzeria e tornare ad essere chiusi è un problema: ognuno di noi ha famiglia e spese da sostenere, dopo mesi senza lavorare e senza aiuti dalla Stato», sottolineano dal Biif. Serrata che fa storcere il naso a molti. «Siamo noi a rimetterci per gli sbagli degli altri: nei dehor dei locali la situazione è stata tenuta sotto controllo, gli assembramenti si sono registrati sulla piazza, che doveva essere sorvegliata da chi di dovere», ribadisce anche Jacopo Gelona, del «Vita». A peggiorare una situazione già precaria la pioggia che ieri ha fatto anticipare la fine di aperitivi o cene all’aperto, in un angolo di città «preso di mira dai controlli giunti troppo in ritardo»: una cinquantina di agenti tra Guardia di Finanza, Carabinieri, Polizia di Stato e Locale hanno vigilato su una piazza semi-deserta. Un dispiegamento di forze «per accertarsi del rispetto delle norme anche nelle vie vicine e per garantire la chiusura alle 21.30». «Venerdì la Locale non sapeva cosa fare, se intervenire o restare fuori, ma nel frattempo la serata andava avanti come se nulla fosse mai accaduto tra l’incoscienza di avventori difficili da fermare», descrive Manuele Cappelli dell’«Arnold’s». MA DEL BONO ricorda l’aggressione ai danni dei due agenti, intervenuti all’una di notte per ripristinare l’ordine in piazza. «Giovedì sera c’erano poliziotti ad ogni ora e in ogni dove, venerdì fino alle 23 solo due vigili che, intimoriti, non dicevano nulla. Dovevano essere in molti di più come da nostra richiesta. E ora ci fanno chiudere e si inizia a pensare agli ingressi contingentati. Nessun problema se è per limitare i danni e contenere il virus – ammette Joanson Dini del «Marlyn» -, ma spero che, per una volta, si metta da parte la burocrazia, e ci facciano lavorare come si deve, sfruttando anche gli spazi inutilizzati della piazza. L’estensione del 50% dei plateatici non basta, perché oggi non parliamo più di lavorare per guadagnare ma per sopravvivere. Spero ci vengano incontro». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Marta Giansanti
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