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30.09.2020 Tags: Brescia

Scuola, il
reclutamento ancora
sotto accusa

Tanti ragazzi attendono ancora di conoscere gli insegnanti
Tanti ragazzi attendono ancora di conoscere gli insegnanti

Vengono e vanno. E la scuola non riesce mai a essere al completo. Mentre all’Ufficio scolastico continuano a tambur battente le nomine per i prof delle secondarie di primo e secondo grado, gli istituti restano ancora alle prese con i buchi nell’organico. Cosa succede? Un insegnante viene nominato ma rinuncia perché inserito in più classi di concorso, oppure un insegnante viene nominato ma, quando la segreteria verifica le sue «credenziali», scopre che non sono valide, perché la prima scrematura di controllo della nuova graduatoria provinciale è stata superficiale demandando alle scuole la validazione. In alcune situazioni si parla anche del 50 per cento di scorrettezze. Saranno casi da analizzare: chi prenderà il provvedimento di decadenza? Che cosa potrà innescare un simile accadimento in termini di recriminazioni? Ancora non si sa. Per adesso i dirigenti segnalano, dopo gli approfondimenti. E LO STESSO accade con i bidelli. Sono arrivati quelli di ruolo a fine agosto, ove mancano tuttora si possono chiamare dalle gradutorie di istituto ma, poiché non esistono più assistenti amministrativi e, in deroga, i collaboratori scolastici possono passare alla segreteria, in un continuo stillicidio sono chiamati altrove e vanno. Sembra di dover vuotare il mare con un secchiello: il sistema di reclutamento del personale della scuola fa acqua da tutte le parti. Settembre finisce oggi e ci vorranno ancora due settimane se tutto va bene, fra errori della piattaforma e tentativi di soluzione degli svarioni eclatanti. LA PRIMA TORNATA di nomine ha lasciato posti nella primaria che sarà riconvocata 8 ottobre, ma la stessa fine faranno le medie e le superiori. Per alcune materie si renderà necessaria la seconda «passata», di cui non si conosce la data: se altri posti rimarranno ancora, alla fine la palla andrà alle scuole con le loro graduatorie interne. Ma c’è un altro motivo scatenante il vieni e vai: dal 22 ottobre - terminate le nomine?- al 9 novembre si terrà il concorso riservato per 32mila assunzioni di ruolo di chi insegna da almeno tre anni. Quindi i precari appena nominati se ne andranno a fare il concorso e se ne andranno pure i professori di ruolo per partecipare alle commissioni, 660 in Italia. I sindacati, che si erano battuti per un passaggio con soli titoli e un esame dopo l’anno di prova, hanno sollevato i problemi del caso. Non era il momento, nemmeno per i dirigenti. «SIAMO ALLE PRESE con mille regole e, se si faranno in presenza, alcune scuole dovranno far entrare anche cinquecento candidati. Credo ci sarà una levata di scudi», afferma Giovanni Spinelli, preside del Gambara. «Non era meglio utilizzare un periodo extra, persino le vacanze natalizie? Non pensiamo più al Covid? Dopo il refrendum, questa? La scuola è sempre considerata uno straccio da voltare come si vuole. Il nodo del precariato va risolto una volta per sempre, con un anno abilitante a numero chiuso secondo le esigenze. Dobbiamo fermarci e affrontare la questione del reclutamento una volta per tutte», sostiene Gregorio Musumeci del direttivo Gilda. «Senza contare che le domande sono il doppio delle disponibilità, non sono previste prove suppletive. Se uno che insegna da anni e anni è in quarantena, cosa fa, perde per sempre la possibilità?» si chiede Luisa Treccani, segretario generale della Cisl scuola. Treccani partecipa al tavolo tecnico con l’Ust sul prosieguo delle nomine però come i colleghi ancora attende che vengano pubblicate le disponibilità rimanenti per gli aspiranti a una supplenza annuale. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Magda Biglia
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