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22.05.2019

«I nipoti hanno ucciso
Bozzoli e l’hanno
portato via in un sacco»

Il procuratore generale Pier Luigi Maria Dell’Osso durante la conferenza stampa sul caso Bozzoli L’imprenditore Mario Bozzoli Telecamere della fonderia Bozzoli: sono finite nell’inchiesta FOTOLIVE
Il procuratore generale Pier Luigi Maria Dell’Osso durante la conferenza stampa sul caso Bozzoli L’imprenditore Mario Bozzoli Telecamere della fonderia Bozzoli: sono finite nell’inchiesta FOTOLIVE

Un’inchiesta chiusa, dei punti fermi e altri che, nella ricostruzione accusatoria sono, comunque particolarmente rilevanti quando si tratta di capire perchè, dove, ma soprattutto da chi, è stato ucciso Mario Bozzoli. Perchè questo è il punto da cui parte il procuratore generale Pier Luigi Maria Dell’Osso. «In questi anni, dall’otto ottobre 2015 ad oggi - ha ribadito ieri - non c’è stato il minimo elemento che potesse fare ipotizzare astrattamente la presenza in vita di Mario Bozzoli». Da lì, gli inquirenti arrivano fino all’ipotesi che il corpo possa essere stato messo in uno dei sacchi utilizzati nell’azienda e portato all’esterno in macchina. Quindi non distrutto in un forno, a differenza di quanto ipotizzato a lungo nella prima fase delle indagini. L’IMPRENDITORE di Marcheno venne visto, per l’ultima volta da un dipendente, in azienda, tra le 19 e le 19.40 di quel giorno d’ottobre del 2015. Un dipendente, ha ricordato ieri il magistrato, che lo vede scendere da un muletto. «Stranamente - ha aggiunto - lascia il muletto acceso e viene visto mentre va in direzione degli spogliatoi». Tutto ciò si aggiunge alla telefonata alla moglie, sempre di quella sera, ma anche a quella che era «una vita regolata e regolare, una vita attaccata alla famiglia». Fatta della clinica odontoiatrica del figlio che «stava giungendo a conclusione» e di altro. Quindi «al di là di ogni ragionevole dubbio si può dire che la vicenda terrena di Mario Bozzoli è finita in quello stabilimento quella sera». Questo, per il Procuratore generale Pier Luigi Maria Dell’osso, che ha avocato l’inchiesta, è il punto da cui si muove tutto il resto. Come, per esempio gli accertamenti sulle telecamere «risultate spostate in maniera che non aveva nulla di eccezionale, che erano state puntate su ambienti che non avevano particolare importanza». Ma, in particolare, da quando è stata avocata l’indagine, il lavoro è stato parecchio sul forno, sull’ipotesi ampiamente considerata nella fase iniziale dell’inchiesta, che il corpo potesse essere stato distrutto in uno dei forni della fonderia. Anche ieri il procuratore generale ha ribadito che «il forno grande della fonderia Bozzoli era in disuso da cinque anni, quelli sul pavimento a cui si fa riferimento, non sono compatibili agevolmente con l’introduzione e distruzione di un corpo umano come quello di Mario Bozzoli». L’ATTENZIONE della procura generale si è spostata anche sulla «nuova azienda che Adelio, fratello di Mario, con i figli Alex e Giacomo stava costruendo a Bedizzole». Il magistrato, in merito, ha parlato di una «fattura da 50mila euro, trovata sulla macchina di Mario Bozzoli, intestata alla Bozzoli, ma relativa a lavori per la nuova azienda» a cui lui era estraneo. Qualcosa che andrebbe ad aggiungersi ai «rapporti tra la famiglia di Adelio e quella di Mario, indicati come deteriorati da tutti coloro che ne hanno avuto conoscenza». E le persone che risultano, per l’accusa, maggiormente coinvolte nel delitto sono proprio Giacomo e Alessandro Bozzoli, figli di Adelio. A loro vengono contestati l’omicidio premeditato e la soppressione del cadavere, a due operai il favoreggiamento con riferimento alle dichiarazioni rese. AVENDO CHIUSO l’inchiesta e non chiesto l’archiviazione, la procura generale si prepara quindi a chiedere il rinvio a giudizio degli indagati. Ci sono però, per questi ultimi, 20 giorni di tempo per chiedere d’essere interrogati o per depositare memorie. Nel frattempo però in procura generale viene considerata con particolare attenzione il «parcheggio, mai avvenuto in precedenza, dell’auto di Giacomo, in un punto dell’azienda». Giacomo Bozzoli che «entra e esce dall’azienda». E il corpo «di Mario Bozzoli che sarebbe stato messo in uno dei sacchi utilizzati in azienda, sacchi che non lasciano tracce su un’auto». Ma tracce non ci sono nemmeno di quel corpo scomparso nel nulla in una sera d’ottobre. Con un delitto, per l’accusa, «consumato nei pressi dello spogliatoio». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mario Pari
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