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15.06.2019

I ragazzi e il Vescovo: «Sì, è una bella storia»

Grande festa al grest di San Polo: la giornata trascorsa insieme al vescovo Tremolada è stata proprio una «bella storia»Il vescovo Pierantonio Tremolada scambia il «cinque» con i ragazzi SERVIZIO FOTOLIVE/Alessio GuittiIn chiesa il momento di preghiera nella mattina insieme a monsignor Pierantonio Tremolada
Grande festa al grest di San Polo: la giornata trascorsa insieme al vescovo Tremolada è stata proprio una «bella storia»Il vescovo Pierantonio Tremolada scambia il «cinque» con i ragazzi SERVIZIO FOTOLIVE/Alessio GuittiIn chiesa il momento di preghiera nella mattina insieme a monsignor Pierantonio Tremolada

«Le belle storie sono quelle che quando vai a raccontarle riempiono di gioia e di sorrisi tutti quelli che son lì per ascoltare; una bella storia siamo noi – vescovo, preti, padri, suore, ragazzi, animatori, volontari –, riuniti per fare il Grest, che è il tempo più adatto per imparare a fare oratorio, essere casa, stare insieme, essere chiesa comunità, crescere come cristiani e, magari, anche come bravi cittadini»: questo ciò che ieri il vescovo Pierantonio Tremolada, accompagnato dal direttore dell’ufficio oratori diocesano con Claudio Laffranchini, è andato a dire al «Popolo Grest» dell’oratorio delle Due Sante a San Polo, prima tappa di un cammino che toccherà diverse realtà cittadine e provinciali. Ad attendere il vescovo, insieme al curato padre Domenico Fidanza e al superiore della Comunità Piamartina di Santa Maria di Nazareth padre Enzo Turriceni, ben allineati e contenti c’erano duecento ragazzi e una quarantina tra animatori, educatori e volontari, tutti lì per raccontare una «bella storia», proprio come suggerisce di fare il Grest 2019 le cui fortune e i conseguenti traguardi da raggiungere poggiano proprio sulla «bella storia» che ciascun o è chiamato a vivere e a interpretare. Saluti, palloncini, scambio di magliette (una, azzurrissima, dedicata e fatta indossare al vescovo) e di spille (dono del vescovo al Popolo del Grest), preghiere, canti, domande e risposte, parole di serenità e di amicizia: una mattina insomma di entusiasmo e condivisione. E AI DUE RAGAZZI che a nome degli amici chiedevano cosa fosse una bella storia e come era possibile raccontarla, il vescovo Pierantonio, sorridendo, rispondeva che gli ingredienti necessari per fare una bella storia sono le cose belle e semplici che ciascuno riesce a fare dentro e fuori l’oratorio, a scuola come in casa, in strada sulla spiaggia o sul sentiero della montagna: «Sicuramente i santi hanno vissuto una bella storia», ma anche che «una bella storia è qualcosa che si racconta volentieri», che «tante cose belle messe insieme fanno una bella storia» e che «non servono grandi cose, ma cose fatte bene ogni giorno per conquistare la santità». Quello visto e incontrato ieri all’oratorio delle Due Sante era un vescovo affabile, sereno, gioioso, disposto a scambiare in perfetta amicizia opinioni e riflessioni, di sicuro anche diverso dal solito stereotipo che lo dipinge intento a organizzare la Diocesi secondo un suo personalissimo modello. Così, è stato facile e naturale chiedergli dei suoi trascorsi di ragazzo dell’oratorio, testimone e poi interprete delle esperienze estive, che allora non si chiamava ancora Grest, con cui «si tentava di regalare ai ragazzi scampoli di esperienze, tutte confezionate attorno all’idea di comunità e di vangelo, con cui affrontare le sfide del futuro». Tempi diversi, ovviamente. «Però – ha ammesso monsignor Pierantonio –, a me piaceva vivere quel clima che stava tra il gioco continuo - assolutamente necessario – e le piccole isole di spiritualità», quelle sapientemente strutturate per far capire che l’oratorio era una cosa seria, una bella storia da raccontare e da vivere, parte di un cristianesimo vissuto piuttosto che semplicemente professato. MA QUEL CHE ANDAVA bene allora, va bene anche adesso? «Di sicuro – ha risposto il vescovo – non fa male. C’era la preoccupazione di far ragionare i ragazzi sui grandi immutabili temi del Vangelo, sulle novità proposte dal Concilio, sulla necessità di preparare una casa comune in cui ciascuno potesse trovare dignità e pari opportunità; adesso c’è, ancora immutata, la preoccupazione di tradurre il Vangelo in pane quotidiano, di far crescere la buona pianta della solidarietà e del rispetto; c’è tanta voglia di fraternità ed è forte la necessità di mettere a disposizione di tutti un a città capace di non escludere e, invece, di valorizzare». Intanto, siccome è estate, anche il vescovo farà le ferie (all’inizio di luglio partecipando e guidando il viaggio in Armenia; in agosto concedendosi qualche giorno in montagna, ma fuori dal circuito bresciano). Nell’immediato, invece, monsignor Tremolada assegnerà la parrocchia ai sette preti novelli (si saprà dove andranno già domenica), deciderà a chi affidare l’incarico di Rettore del Seminario (il nome si saprà il prossimo 22 giugno) e completerà la rotazione di alcuni parroci. Anche queste incombenze, pur con diverse sfumature, sono una «bella storia»: tutta da vivere e da raccontare. •

Luciano Costa
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