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27.10.2020 Tags: Brescia

I ragazzi tra bus
pieni e giorni
«vuoti» a casa

La linea 12 è una delle più criticate per gli ammassamenti frequentiMolti ragazzi temono di essere veicolo di contagi in famigliaPer ora molti alternano 2 o 3   giorni a scuola e altrettanti a casa
La linea 12 è una delle più criticate per gli ammassamenti frequentiMolti ragazzi temono di essere veicolo di contagi in famigliaPer ora molti alternano 2 o 3 giorni a scuola e altrettanti a casa

Pochi gli studenti sotto il porticato di fronte alla stazione ma, in alcuni casi, ancora troppi per la capienza consentita sui mezzi pubblici in era pandemica. Il rispetto dei distanziamenti, su qualche linea, nonostante il potenziamento, è solo un miraggio: il numero 12 è il più criticato, «sempre protagonista di ammassamenti tra ragazzi», dichiara un gruppo di studentesse dell'Istituto Fortuny in attesa. Nel primo giorno di nuove restrizioni sulla scuola dettate dall'ultimo Dpcm il disorientamento si fa spazio tra i giovanissimi alle prese, ormai da mesi, con una didattica piuttosto sui generis. Un'unica certezza però: «Il vero problema è il trasporto pubblico - affermano concordi -, è lì che si creano assembramenti e situazioni al limite. A scuola tutto è stato pensato per garantire la sicurezza di alunni e insegnanti». BANDITE ricreazioni, vietati baci e abbracci ai cambi dell'ora tutti svolti rimanendo seduti, ingressi controllati, mascherine e gel sempre presenti. «Inutile però se poi viaggiamo stretti come sardine», ribadisce Elena del Fortuny. Una condizione vissuta, in parte, anche ieri mattina. Nonostante i ragazzi si limitassero a poche decine, inevitabili sono state le scene contrarie alle misure anti-Covid. Una condizione che può destare profonda preoccupazione anche tra i teenager, di solito i più temerari. «Credo sia giusto stare a casa, il virus è tornato a circolare. Posso non essere spaventata per me – ammette Giulia del Cfp Zanardelli – ma lo sono per i miei genitori e i miei nonni. Io potrei essere un pericoloso veicolo di contagio». Proprio per scongiurarlo è tornata in vigore la Dad. Riservata ai più grandi, quelli delle scuole superiori e dei gli istituti professionali: almeno il 75% non potrà assistere a lezioni in presenza. Lo faranno a distanza, con gli occhi puntati sul computer. Si danno il cambio le varie classi, in base alle materie del giorno con una rimodulazione degli orari di ingresso e uscita, così da alleggerire la pressione su autobus e metropolitana ed evitare assembramenti fuori dagli istituti in attesa del suono della campanella. «Per ora faremo tre giorni a scuola e tre a casa - spiegano alcune allieve del secondo anno al Fortuny -, poi forse diventeranno due. Dipende dai laboratori che dobbiamo seguire. A quanto pare, invece, i compagni del IV e del V anno faranno solo didattica a distanza perché sono più avanti con le attività in laboratorio». UNA DECISIONE, quella annunciata domenica dal premier Giuseppe Conte, che fa storcere il naso ai più. «Capiamo la situazione ma preferiamo frequentare le lezioni in classe. Siamo penalizzati per colpa di mezzi pubblici insicuri e mal organizzati», denunciano. Quello che vorrebbero è mantenere un minimo di socialità e, dopo averlo sperimentato nei mesi scorsi, in molti sostengono che la concentrazione e l'apprendimento filtrati da uno schermo del pc non sono il massimo. «Lo accettiamo se i contagi stanno aumentando ma ci stanno rovinando gli anni più belli della scuola», dichiarano amareggiate alcune ragazze dello Sraffa in Dad da domani. «Faremo due giorni a scuola e il resto a casa – spiegano alcune studentesse del primo anno del Cfp Zanardelli – ma avremmo preferito andare tutti i giorni». Un ritorno alla normalità, per ora, ancora lontano. •

Marta Giansanti
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