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29.06.2020 Tags: Brescia

Il caldo cresce,
ma è l’ozono
che preoccupa

In questi giorni il caldo comincia a farsi sentire anche in provincia e l’ozono alimenta un altro allarme
In questi giorni il caldo comincia a farsi sentire anche in provincia e l’ozono alimenta un altro allarme

Brescia, con Bologna e Perugia era la città che preoccupava di più: era attesa una forte ondata di caldo, più forte che nelle altre località del Paese. In realtà poi ieri la temperatura si è alzata, ma non a livelli record: al massimo 31 gradi, l’afa a colpito di più ad Asti, a Cremona... Ma con il caldo, sono i livelli di ozono che pure preoccupano. Se durante l’inverno il peggiore nemico della qualità dell’aria sono microparticelle (Pm10 e Pm2,5), durante i mesi estivi torna d’attualità il tema dell’ozono: la Pianura Padana, a causa della propria conformazione geografica e della massiccia presenza di automobili e attività produttive, che con le loro emissioni contribuiscono ad innalzare i livelli di guardia. E se è vero che i valori (finora) sono sempre stati ad di sotto di quelli di giugno 2019, che negli ultimi giorni del mese vide schizzare verso l’alto i valori di ozono a causa delle temperature altissime registrate, nei giorni scorsi a Brescia la concentrazione di O3 è tornata a salire, avvicinandosi alla cosiddetta «soglia di informazione», definita come il livello oltre il quale l’ozono può danneggiare la salute dei soggetti più sensibili: bambini, anziani e persone con malattie respiratorie, ma anche sportivi, perché l’attività fisica sostenuta aumenta la frequenza respiratoria e quindi l’introduzione di sostanze inquinanti nei polmoni. Attenzione soprattutto al prossimo weekend: secondo Arpa Lombardia, nel prossimo fine settimana la soglia di informazione dei 180 microgrammi/metrocubo potrebbe essere superata in alcune delle stazioni della rete di rilevamento regionale. L'OZONO è un inquinante secondario, tipico della stagione estiva, con caratteristiche particolari: non è emesso praticamente da alcuna sorgente, ma si forma in atmosfera attraverso un insieme di reazioni che coinvolgono la radiazione solare, biossido d'azoto, ossigeno e composti organici volatili. Come comunicano da Arpa, per quanto riguarda gli ossidi di azoto, la principale fonte in Lombardia è il trasporto su strada (51%), seguito dalla combustione industriale (15%) e dalle attività di produzione di energia elettrica. Anche i Cov sono in parte di origine antropica, in relazione all'uso dei solventi e ai processi produttivi e ai trasporti. Vi sono poi le emissioni agricole e le non meno trascurabili emissioni naturali delle foreste, che rendono la lotta contro questo inquinante ancora più complessa. Confrontando i dati di giugno 2020 con quelli dell’anno scorso, si vede che quest’anno sono quasi sempre inferiori: merito di un mese piovoso e non particolarmente caldo, condizioni che hanno permesso di tenere «sotto controllo» i livelli di ozono. Ma il meteo stabile degli ultimi giorni ha riportato i valori verso l’alto: il livello massimo della media mobile a 8 ore ha superato per quattro giorni consecutivi il valore obiettivo di 120 µg/mc, da non superare per più di 25 giorni all’anno (come media su tre anni). La soglia di informazione – fissata a 180 µg/mc -, invece, per ora è ancora lontana: il valore più alto degli ultimi giorni si è registrato il 23 giugno, con 149,6 µg/mc. L’anno scorso, il 27 giugno, Brescia superò la soglia dei 200 µg/mc, anche se il record lombardo fu di Meda, in provincia di Monza e Brianza, dove si toccò il picco di 370 milligrammi per metro cubo. Se la soglia di attenzione comporta un rischio per esposizioni di breve durata per i soggetti più sensibili, esiste un secondo livello, la soglia di allarme (a 240 µg/mc) che rappresenta un pericolo per tutti e che impone provvedimenti immediati. Il timore è che, se le previsioni verranno confermate, il caldo persistente contribuisca ad innalzare ulteriormente i valori di O3, portandoli sempre più vicini alla soglia di informazione. •

Manuel Venturi
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