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20.03.2019

Il Consiglio
provinciale tra Tar
e proclamazione

Giornate non semplici in Broletto dopo il rinnovo del consiglio provinciale
Giornate non semplici in Broletto dopo il rinnovo del consiglio provinciale

Ricorro o non ricorro? Gianmaria Giraudini non ha ancora sciolto il dubbio che lo attanaglia da lunedì sera. Il sindaco di Villa Carcina, consigliere provinciale per una notte, nella tarda serata di ieri rivela: «Non ho ancora deciso che cosa fare». L’appello al Tar per farsi restituire ciò che gli è stato tolto da Giovanni Battista Sarnico resta un’ipotesi concreta, ma il dado Giraudini non l’ha ancora tratto: «Sto valutando se il comportamento della commissione elettorale del Broletto sia stato rispettoso delle norme». CHI INVECE HA FATTO sentire la sua voce è stato Emilio Del Bono. Lo ha fatto a porte chiuse durante una riunione alla presenza degli assessori comunali di fede Dem e dell’intero gruppo consiliare del Pd (oltre al segretario cittadino del partito, Tommaso Gaglia e al presidente dell’aula della Loggia, Roberto Cammarata). Ne è emerso che il voto in più proveniente dal capoluogo e ottenuto da Marco Apostoli (Provincia Bene Comune) è stato un gentile omaggio da parte di Angela Paparazzo. Lo si sospettava, ma la sua «confessione» ha sgombrato il campo da ogni ragionevole dubbio. Testimoni oculari raccontano di un mea culpa recitato tra le lacrime. La sua prostrazione pare abbia intenerito gli inquisitori, la cui attenzione a quel punto si è concentrata su Andrea Curcio, disobbediente agli ordini di scuderia avendo dato il proprio voto al «compagno di corrente» Antonio Bazzani, sindaco di Bovezzo. La decisione era però stata comunicata a Parenza che non l’avrebbe resa nota al proprio gruppo consiliare, ma solo al sindaco. Anche Del Bono è stato oggetto di qualche critica per l’accordo stretto con il suo vice Laura Castelletti allo scopo di portare in dote a Giampiero Bressanelli un voto della Loggia, pesantissimo in termini ponderali. Il gruppo Pd ne è stato tenuto all’oscuro? Sì, ma il sindaco si è giustificato affermando di averne resa partecipe Parenza. In conclusione: la montagna ha (al momento) partorito un topolino, la capogruppo resta al suo posto e ai due reprobi, Curcio e Paparazzo, non è stata comminata sanzione alcuna. La giornata di oggi porrà la parola fine in tema di elezioni provinciali (a meno che il tribunale amministrativo non venga investito della querelle Sarnico-Giraudini) e a mezzogiorno si terrà finalmente la cerimonia di proclamazione degli eletti. Si apre dunque ufficialmente la nuova consiliatura e presto si scoprirà fino a dove il presidente Alghisi vorrà spingersi alla ricerca di un’intesa con la lista (Centrodestra in Provincia) diventata forza di maggioranza relativa. DAL PUNTO DI VISTA del Pd le elezioni provinciali di domenica non hanno provocato nessun ribaltone: «La maggioranza è la medesima che c‘era al momento dell’elezione del presidente Alghisi», spiega Michele Zanardi. Il segretario provinciale del partito Democratico sostiene in pratica che Marco Apostoli, avendo sostenuto Alghisi il 31 ottobre scorso, è da considerare organico alla maggioranza uscente (e quindi rientrante). Fatta la premessa, Zanardi lascia aperto uno spiraglio: «Nelle prossime ore insieme al presidente valuteremo quale sia la strada da imboccare per gestire al meglio la Provincia». Dal fronte opposto giungono le dichiarazioni a titolo personale di Luigi Gaggia (Forza Italia): «Mi auguro che il nostro risultato porti Alghisi a dialogare con noi e non esclusivamente con Apostoli». Il vice coordinatore forzista aggiunge: «Siamo sempre stati disponibili a ragionare insieme su temi importanti, ad essere costruttivi e a non chiuderci a riccio». Gaggia poi lancia un’idea che se realizzata faciliterebbe il dialogo: «Sulla figura del vicepresidente mi piacerebbe che il centrosinistra guardasse nella nostra direzione». Gaggia, in estrema sintesi, pare caldeggiare l’ipotesi «grandi intese», sempre che un accordo favorisca «il bene della provincia». MENO CALDO sull’argomento appare il leghista Alberto Bertagna: il segretario provinciale del Carroccio in questo momento pare restio a condividere onori e soprattutto oneri connessi alla gestione dell’ente Provincia. In ogni caso propone al centrosinistra di lavorare insieme per «cambiare questa assurdità», intesa come legge Delrio, colpevole di avere prodotto «un presidente da una parte e un consiglio dall’altra. Chiederemo l’impegno scritto da parte di tutto il consiglio perché vengano fatte pressioni su Roma e su Milano per cambiare lo stato delle cose», chiude Bertagna. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mauro Zappa
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