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25.03.2020 Tags: Brescia

«Il Coronavirus
ci manderà in
recessione»

Manuel Venturi La recessione globale è sempre più reale. Dopo un anno di generale rallentamento dell’economia nazionale, il 2020 si presenta come l’anno del crollo: colpa dell’epidemia di Covid-19, che come si legge nel 31 esimo appuntamento di «Scenari & tendenze», l’Osservatorio congiunturale quadrimestrale promosso dall’Aib e dalla Camera di commercio di Brescia, «ha velocemente annullato le previsioni per il 2020 realizzate solo pochi mesi fa dai più autorevoli istituti di ricerca economica. L’anno in corso si caratterizzerà per una recessione globale, rispetto alla lieve accelerazione inizialmente prevista: la sua entità dipenderà da numerosi fattori, come la durata e la dimensione spaziale dell’emergenza sanitaria e delle misure di contenimento adottate». Lo studio, curato da Davide Fedreghini (Ufficio studi e ricerche Aib) e Achille Fornasini (Università degli Studi di Brescia), con i contributi di Stefano Allegri (Ab Service) e Alberto Claudio Tremolada (responsabile del settore Fonderie e Metalli di Aadaci), prefigura una recessione diversa da quelle sperimentate nel passato, a causa del simultaneo stop di domanda e offerta e del pesante coinvolgimento del comparto dei servizi. Per l’Italia, secondo le previsioni odierne (ma, come sottolineano da Aib, ancora premature), il Pil potrebbe ridursi di oltre 3 punti percentuali, con il rischio che interi comparti dell’industria nazionale vengano ridimensionati dalla terza recessione degli ultimi 12 anni. «La situazione a Brescia è altrettanto preoccupante: la provincia è reduce da un 2019 non brillante, con l’attività produttiva che, trimestre dopo trimestre, ha intensificato la sua frenata – si legge nello studio -. L’export ha segnato il primo segno meno dal 2016: pesa la contrazione delle vendite di prodotti metalmeccanici in Germania, da sempre la principale destinazione del “Made in Bs”, mentre il mercato del lavoro è sembrato in tenuta, con un nuovo aumento dell’occupazione e una riduzione della disoccupazione». LA SOSPENSIONE dell’attività colpisce soprattutto le grandi aziende metalmeccaniche, ma rappresenta un fenomeno trasversale, con il timore che «importanti pezzi dell’industria possano subire contraccolpi produttivi tali da mettere a rischio la loro stessa esistenza». Secondo Fornasini, «tra i principali effetti della pandemia figurano tassi d’interesse azzerati e tracolli repentini dei mercati analoghi a quelli delle più importanti crisi finanziarie, scivoloni dei prezzi delle materie prime per effetto dell’interruzione degli scambi internazionali e una spasmodica ricerca della liquidità». Per il docente, esistono due scenari: «Una recessione connotata da una profonda discesa e un lungo periodo di ripresa, a sua volta seguito, come nel 2008, da un recupero robusto, oppure un secondo, che richiama il 1929, se i governi dovessero calibrare male le proprie manovre». •

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