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20.07.2019

«Il fulcro è l’altruismo, non il denaro»

Un’iniziativa promossa per diffondere la cultura dell’affido familiare in città
Un’iniziativa promossa per diffondere la cultura dell’affido familiare in città

Se l’affido non è possibile a casa di un parente, che è sempre la prima possibilità vagliata, si procede con la ricerca di una famiglia esterna. Nel caso di affidi residenziali, quindi a tempo pieno, i «nuovi» genitori si occupano della gestione ordinaria del bimbo, mentre per tutto ciò che è straordinario, come questioni sanitarie, scelte scolastiche importanti, viaggi, ecc, si ricorre a chi detiene la potestà o al tribunale. Ci si può rendere disponibili sia per l’affido residenziale che come appoggio, in tutti i casi sia come persona single, che come coppia, con o senza altri figli. DOPO UN PERCORSO di formazione, che porta a una scrematura degli interessati (ne rimane circa uno su tre), quando un bambino ha bisogno di un posto si inizia un percorso di avvicinamento di 2/3 mesi: qualche incontro, qualche fine settimana, poi le notti. Se la soluzione è gradita si procede, sempre mantenendo il contatto con i genitori d’origine. Ovviamente, le modalità e le maglie di controllo degli incontri con loro variano a seconda del fatto che l’affido derivi da un decreto del tribunale o sia consensuale. «Possono essere liberi, a casa o al parco, oppure protetti alla presenza di un educatore», spiega ancora La Neve. In tutto ciò i nuclei accoglienti hanno un ruolo importantissimo di supporto, affetto ed esempio famigliare, fondamentale per educare i bambini alla reciprocità e alle dinamiche famigliari. «In comunità, per quanto ben gestita, non si esercitano all’intimità, sono utenti passivi, che fruiscono di un servizio» rimarca la coordinatrice. Le famiglie affidatarie non sono lasciate sole e il Tavolo bresciano organizza mensilmente incontri sia tra i nuclei accoglienti che tra i figli naturali e quelli in affido. La volontà deve essere mossa dalla voglia di mettersi in gioco per aiutare davvero qualcuno, non certo dal contributo che si riceve in denaro (dai 450 ai 540 euro al mese, con i quali coprire tutte le spese, da quelle scolastiche al cibo, i vestiti, i corsi e tutto quanto serva per una crescita serena), che pare aver mosso gli aguzzini dell’inchiesta Angeli e Demoni. «Non è superfluo affermare che i progetti di affido favoriscono una riduzione dei costi sociali e psicologici per i minori e le loro famiglie, ma necessitano di un congruo investimento, sul piano della cura e dell’accompagnamento sia delle famiglie affidatarie, che con grande senso del dono accolgono, sia delle famiglie di origine che, nell’attesa di riavere con sé i figli, si impegnano nel recupero del proprio ruolo genitoriale - ha dichiarato Marianna Angeli, responsabile dell’area minori e famiglia dell’Azienda territoriale per i servizi alla persona della Valcamonica -. A fronte di questa quotidiana esperienza di cura delle famiglie e di stimolo alla solidarietà tra le stesse, anche con progetti innovativi, il caso degli affidi illeciti di Reggio Emilia mi lascia attonita, scioccata: una tale vicenda, verificata anche solo in parte nella sua gravità, è inammissibile e inaccettabile. La gravità del caso, per come appreso dei media, tra l’altro scredita profondamente il lavoro duro, serio e responsabile di molti professionisti, delle famiglie affidatarie e delle famiglie che, con i loro figli, seppure con fatica, colgono la sfida di fidarsi e di affidarsi ai Servizi per superare le proprie fragilità. Continuiamo con impegno e rigore il nostro delicato lavoro, nella fiducia di una giustizia attenta ad accertare i fatti e di una comunità professionale vigilante sul piano della responsabilità». •

MI.BO.
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