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28.10.2020 Tags: Brescia

Il manifatturiero
cala ma tenta di
rialzarsi. E il terziario arranca

Operai in fabbrica al lavoro con la mascherina anti-Covid
Operai in fabbrica al lavoro con la mascherina anti-Covid

Confindustria, Cgil, Cisl e Uil a Brescia sembrano parlare con una sola voce. Concordi nei timori sul futuro, sulla valutazione del presente e sul tema principale: riportare il lavoro al centro del dibattito economico. Roberto Zini, vicepresidente di Confindustria Brescia con delega al lavoro, alle relazioni industriali e al welfare, prova a dare qualche numero sul manifatturiero bresciano: «Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a settembre il settore ha registrato un calo del 25,7% del Pil e del 18,1% nelle esportazioni». NUMERI A DOPPIA cifra con un segnale negativo davanti che, tuttavia, sono in ripresa rispetto ai mesi precedenti: «La nostra percezione è che non ci sia un settore industriale in crisi conclamata, per ora stanno lavorando tutti nel tentativo di riprendere i livelli pre Covid – dice ancora Zini -. Guardiamo però con apprensione agli altri settori, come quello del Terziario, certamente più colpiti dal rialzarsi del numero dei contagi tradottosi nell’ultimo Dpcm. Per quanto riguarda il manifatturiero, sappiamo che le aziende stanno lavorando in sicurezza grazie anche al protocollo firmato ad aprile con le sigle sindacali e primo in Italia nel suo genere». Se l’industria a Brescia sembra riguadagnare terreno, non sfugge che l’aggravarsi della situazione su altri fronti non faccia bene a nessuno: «Dobbiamo imparare a convivere con questo virus che ci farà compagnia a lungo, e anche una volta sconfitto, non si potrà cancellare tutto e tornare come prima. Non possiamo permetterci un altro lockdown totale, sarebbe un disastro per tutti» conclude il vicepresidente di Confindustria. Anche i sindacati concordano con il quadro tratteggiato da Zini: «C’è una preoccupazione condivisa e diffusa. E se da un lato il settore industriale non sembra in grande difficoltà, anzi con alcune nicchie addirittura in ripresa, turismo e ristorazione sono in ginocchio anche a Brescia». A parlare è Alberto Pluda, segretario generale Cisl Brescia. «In tutto questo non possiamo dimenticare il mondo della cultura. È vero che dobbiamo salvaguardare salute e tessuto economico, ma non possiamo lasciare soli i settori che sono stati fermati». Sul blocco dei licenziamenti, ieri prorogato al 31 gennaio (stessa scadenza anche per la cassa integrazione), tutti concordi: «Abbiamo chiesto di confermare il blocco fino alla prossima primavera, nella speranza di poter ragionare su questo fronte a bocce ferme. Se ciò non avvenisse, avremmo il rischio che qualcuno possa approfittarsene per fare licenziamenti dove normalmente non sarebbe consentito». Oggi a Roma, il premier Conte incontrerà i segretari nazionali delle tre sigle sindacali: «Finora il confronto del Governo con noi è mancato quasi del tutto – lamenta Francesco Bertoli, segretario generale di Cgil Brescia -. Il tema dei licenziamenti e della cassa integrazione saranno al centro dell’incontro per capire quali sono le soluzioni proposte». Bertoli concorda con il tendere una mano al commercio: «Per il settore c’è stata una piccola ripresa, ma dopo questo Dpcm dovremo rifare i conti. Oggi i lavoratori del commercio sono i più penalizzati, vedremo se arriverà qualche intervento economico in loro favore» dice. PIÙ CRITICO è Mario Bailo della Uil: «Non si capisce perché chi rispetta i protocolli di sicurezza alla fine venga comunque penalizzato». Il riferimento va all’ultimo Dpcm che chiude indistintamente intere categorie. «Si doveva lavorare di più e meglio sul trasporto pubblico locale. Noi sindacati abbiamo fatto la nostra parte per avere protocolli di sicurezza che salvaguardassero la salute dei lavoratori, ma è poi la politica a non aver fatto la sua parte» conclude. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvana Salvadori
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