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29.10.2020

Il padre di
Iuschra: «È come se
il tempo per noi si fosse fermato

La famiglia di Iuschra con parenti e amici durante la manifestazione per continuare le ricerche
La famiglia di Iuschra con parenti e amici durante la manifestazione per continuare le ricerche

«Per tutti noi è un grande dolore, una terribile sofferenza: è come se il tempo si fosse di nuovo fermato, e poi fosse tornato indietro». Sono tristi le parole di Mohamed Liton Gazi, il padre della piccola Iuschra, a poche ore dalla notizia che ha confermato i sospetti avanzati fin dal giorno del ritrovamento: il teschio recuperato nei boschi di Caino è proprio quello della ragazzina scomparsa due anni e due mesi fa a Serle, sull’Altopiano di Cariadeghe. Fino ai primi di ottobre non era stato trovato mai nulla, nemmeno una traccia. Poi è arrivato il cranio, e ora la certezza stabilita dal Dna, che è stato isolato da due denti e poi confrontato con quello di entrambi i genitori, anche di mamma Khanam, nel laboratorio di Medicina legale del Civile coordinato dal direttore Andrea Verzelletti. «Non trovo le parole per dire quello che penso – dice ancora MdLiton Gazi – e ora voglio solo che la mia bambina torni a casa, per salutarla l’ultima volta, a modo nostro». È l’avvocato della famiglia, Annalisa Zordan, a entrare nel merito della vicenda: «La Procura ci ha comunicato che a breve procederà al dissequestro del cranio ritrovato, e che dunque potrà essere riconsegnato ai genitori, che potranno allora organizzare il funerale o la cerimonia che riterranno più opportuna. Non ci saranno ulteriori ricerche per ritrovare, eventualmente, anche gli altri resti della ragazzina: si presume che, come lo stesso teschio, siano stati trasportati da animali e che quindi sarebbe difficilissimo (se non impossibile) individuarli». PER LA PROCURA il caso è chiuso: «C’è tanta tristezza – dice Zordan – ma anche qualche rimpianto: Gazi continua a dirsi molto amareggiato per il fatto che il cranio sia stato ritrovato così vicino ai luoghi delle ricerche, a poco più di un paio di chilometri in linea d’aria dal luogo della scomparsa. Se si fosse cercato più a fondo, dice, sarebbe stata trovata prima. Ma sappiamo che la zona è impervia, e per questo difficile da raggiungere e da esplorare». Restano i dubbi sull’effettiva causa della morte della bambina: potrebbe essere caduta, potrebbe aver battuto la testa, potrebbe essere morta di stenti. L’incertezza sarà eterna, così come il ricordo di Iuschra. Con il ritrovamento del teschio, come da prassi, era stato aperto un nuovo procedimento, per consentire di eseguire in tempi rapidi l’esame del Dna: è stato poi unificato alle indagini già in corso, e già concluse, che hanno portato al patteggiamento (con risarcimento) di Roberta Ratti, l’educatrice della Fobap che il 18 luglio 2018, a Serle, era la responsabile del gruppo di disabili e operatori in gita sull’altopiano. •

Alessandro Gatta
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