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31.10.2020 Tags: Brescia

«Il personale è allo stremo Un rischio i trasferimenti»

In vista alcuni spostamenti di medici e infermieri dal Civile all’ospedale in Fiera a BergamoAl lavoro tra i pazienti Covid dell’ospedale Civile
In vista alcuni spostamenti di medici e infermieri dal Civile all’ospedale in Fiera a BergamoAl lavoro tra i pazienti Covid dell’ospedale Civile

Due moduli dell’ospedale alla Fiera di Bergamo, che si prepara a riaprire dopo la pressione di queste ore in particolare sulle strutture sanitarie dell’area milanese, saranno gestiti dal Civile di Brescia. Vale a dire, un cospicuo numero di operatori sanitari si sposteranno, presumibilmente a turno, dalla struttura cittadina per prestare la loro esperienza al servizio dei pazienti Covid. SI È PARLATO di 24 medici specialisti e 74 infermieri anche se dall’assessorato alla Sanità fanno sapere che «non c’è ancora una quantificazione precisa, dipende da quanti pazienti saranno ricoverati». In prima battuta si era parlato di arruolamenti su base volontaria, ma in queste ore dalla Regione è stato chiarito che, in caso di estrema emergenza, potrebbero essere emanati anche specifici ordini di servizio. In affanno, per la carenza di personale, anche la gestione dell’ospedale in Fiera a Milano: Brescia potrebbe essere coinvolta in una seconda fase - precisano ancora dall’assessorato regionale - con l’arruolamento di operatori degli ospedali del Gruppo San Donato. Questa richiesta di mobilità si innesta in un quadro già molto complicato, con le assunzioni straordinarie al palo e il personale ancora stremato dal tour de force di marzo. I sindacati mettono dunque i paletti, in vista di un’operazione che - se mal gestita - rischia di depotenziare la sanità bresciana. «Siamo preoccupati - spiega Vincenzo Moriello della Fp Cgil Brescia - dal possibile ridimensionamento della presenza di personale nelle nostre strutture ospedaliere conseguente agli spostamenti, con il rischio di sovraccarichi di lavoro e di un crescente calo della possibilità di assicurare le cure ai pazienti non Covid». Il personale sanitario è stremato, «il nostro è un grido di allarme: abbiamo medici, infermieri, Oss che lavorano su turni da 14 ore, sottoposti a tensione altissima, con accumulo di riposi e ferie che non vengono smaltiti. Lo spostamento è un elemento che può incrementare il disagio, chiediamo che ci sia un ripensamento e più attenzione alla salute psicofisica di queste persone». La Fp Cgil torna a puntare il dito anche contro le mancate assunzioni di personale specializzato e di giovani medici per attività di supporto. La partita è gestita a livello regionale anche se i sindacati hanno in calendario un incontro con l’Asst Spedali Civili per martedì. «Si sta chiedendo un grosso sacrificio, il personale è provato - aggiunge Angela Cremaschini (Cisl Fp) -. È necessario tutelare al massimo tutti i lavoratori, quelli che andranno e quelli che resteranno. Chi va dovrebbe poter contare su un’organizzazione strutturata, chi resta anche dovrebbe avere chiaro il riassetto dell’ospedale». Il trasferimento dovrebbe riguardare peraltro personale esperto e «se a febbraio e marzo l’onda dell’adrenalina li ha aiutati, oggi vanno con una consapevolezza che da un punto di vista psicologico è pesante». Per Paolo Campi, che per la Uil siede anche al tavolo regionale, serve chiarezza. «La modalità di trasferimento - spiega - dovrebbe privilegiare le adesioni volontarie. Sull’orario di lavoro giornaliero inoltre, bisogna essere molto chiari: che questi operatori lavorino più di 8 ore al giorno è impensabile considerando che non operano in condizioni di tranquillità. Inoltre, è indispensabile che Regione pensi ad una sistemazione alberghiera per queste persone e che il periodo di permanenza non sia, a rotazione, superiore alle due settimane». SECONDARIO è il problema di un’integrazione economica che tuttavia va pensata («abbiamo chiesto che il ministero sblocchi la legge Madia per dare contributi ai medici per la seconda emergenza»). «Non è un problema di soldi ma di organizzazione - conferma Campi -. Purtroppo non ci sono medici, del resto veniamo da dieci anni in cui l’unico mantra è stato tagliare le spese sanitarie, oltre che dal fallimento totale e assoluto da parte di Regione della riforma sanitaria». Ma ancora di più, spiega il rappresentante della Uil, è un problema di sicurezza: «Medici e infermieri in prima linea devono essere tamponati a scadenze fisse anche se asintomatici. Non c’è uno screening di massa sugli operatori sanitari, la Regione; e non si sta preparando a quanto ci risulti per ora uno screening per le strutture pubbliche, né per le private accreditate». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Natalia Danesi
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