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16.07.2020 Tags: Brescia

Il vescovo: «Il
virus porti
a riflessioni profonde»

Monsignor Pierantonio Tremolada ieri è stato intervistato in streaming da Riccardo Bormioli  Brescia è stata una delle città europee più colpite dal Coronavirus
Monsignor Pierantonio Tremolada ieri è stato intervistato in streaming da Riccardo Bormioli Brescia è stata una delle città europee più colpite dal Coronavirus

L’epidemia come una possibilità di ripensare la vita. Al netto di tutte le sofferenze causate dal Covid-19, soprattutto in una provincia come Brescia, qualche luce si accende: «Alcune domande sullo stile e sul senso della nostra vita erano già presenti, temo che si ritorni a un vissuto che forse già richiedeva una riflessione: ho l’impressione che ce la stiamo giocando in questo momento di transizione». Questa l’opinione del vescovo di Brescia, monsignor Pierantonio Tremolada, che ieri è stato protagonista di una videointervista condotta dal vicedirettore di Bresciaoggi, Riccardo Bormioli, sul sito del nostro quotidiano. IL VESCOVO spera che «non si ritorni a fotocopiare la vita che abbiamo vissuto prima: l’istanza di una revisione è doverosa». Analizzando i problemi causati dal Covid-19, monsignor Tremolada si è soffermato sulla lontananza tra le persone: «Una delle sofferenze più profonde dell’epidemia è stata questa, vissuta su un doppio versante. Da una parte, chi ha concluso la sua vita da solo, dall’altro chi ha dovuto immaginare che questo sia accaduto per i propri cari, non potendo intervenire in nessun modo». Da questa ferita dolorosa emerge «l’importanza delle relazioni» e la necessità di «affrontare un tema che avviciniamo con difficoltà: come ci si debba aiutare ad affrontare la fine della vita, perché non somigli troppo alla desolazione». Ma l’esperienza ha anche fatto emergere aspetti positivi: «Quando faremo memoria di quanto accaduto, ci sarà una luce che brilla: l’impegno, la generosità, il coraggio di tante persone, in primis gli operatori sanitari, ma anche le associazioni e le amministrazioni – ha notato il vescovo -. Ho visto tanta generosità, l’amore e la cura per gli altri si sono intrecciati con il dolore e che in qualche modo lo hanno riscattato». Monsignor Tremolada ha anche parlato delle restrizioni, «vissute con fatica: che incontrandosi non ci si possa stringere la mano, che si sia costretti a coprire metà del proprio volto è innaturale, ma ho percepito quanto tutto questo è importante, c’è una dimensione del corpo che ha una sua valenza simbolica». Sul versante religioso «c’è stata una certa fatica anche per la celebrazione dell’eucarestia, ma questo non ci ha impedito di sentirci parte di una comunità». Da questa esperienza si può ripartire più uniti: «Possiamo inventare una vita diversa. L’epidemia ci ha obbligato a rallentare: potremmo reinventarci uno stile di vita in cui i ritmi non sono così assillanti, dove ci si può gustare la gioia di fermarsi, godersi la ricchezza che rischiavamo di perdere nell’assillo di una vita troppo accelerata». I mesi del lockdown, secondo monsignor Tremolada, «hanno aperto maggiormente il cuore al mistero di Dio. Più di una persona mi ha detto di essersi ritrovata spontaneamente a pregare dopo tanto tempo: è un segnale molto prezioso, segno che la dimensione religiosa è più forte di quanto avessimo immaginato». Tra i compiti della comunità e della politica, ci sarà anche quello di «fare in modo che il lavoro non venga meno: è un crocevia in cui si intrecciano tanti valori». Ma uno degli aspetti da curare maggiormente sarà la Fede, intesa come fiducia: «C’è la fiducia nei confronti di Dio, presenza benevola e potente, ma anche una che riguarda la relazione tra le persone - ha concluso il vescovo -. Se ci fideremo l’uno dell’altro, vincendo il cinismo e lo scetticismo radicale, porremo le basi per un rinnovamento serio della nostra società». •

Manuel Venturi
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