CHIUDI
CHIUDI

20.05.2019

Il Violino accoglie l’arte in nero di «108»

Le pareti grige del palazzo di piazza Teotti al Villaggio Violino dove l’artista Guido Bisagni, in arte «108» ha dato sfogo alla sua creatività
Le pareti grige del palazzo di piazza Teotti al Villaggio Violino dove l’artista Guido Bisagni, in arte «108» ha dato sfogo alla sua creatività

L’arte è misteriosa, come una grande macchia nera che ci guarda dal muro di un palazzo: quello di piazza Teotti 6 al Villaggio Violino, parte integrante del lavoro di Guido Bisagni, in arte 108. L’artista è il secondo invitato al festival di arte urbana Link, iniziato a marzo con Vera Bugatti a San Bartolomeo. Dall’arte figurativa a quella astratta, dai tratti umani a un’opera che sussiste solo di forma e colore. Aspetti interconnessi, spiega 108: «Il mio lavoro si concentra prima sulla forma e poi sui colori, e il colore che si presta più alle forme è il nero. Ha una forza ineguagliabile, sia per il contrasto che per la profondità». Per Bisagni il nero è simbolo di introspezione: «Dal punto di vista della luce è la totale assenza di colore. Materialmente, invece, è l’unione di tutti i colori». Fonte di suggestioni, specie se unito ad altre forme geometriche: cerchio, infinito, punto di incontro tra tutto e nulla. «Mi rilassa. Molta gente lo considera un colore negativo, ma io ho una mia visione dell’arte». Bisagni nasce ad Alessandria nel 1978; disegna da sempre e negli anni ’90 si dedica ai graffiti, per poi iscriversi a disegno industriale al Politecnico. Qui scopre le avanguardie del Novecento e legge i primi libri sulla pittura astratta, in particolare «Lo spirituale nell’arte» di Kandinsky e «Suprematismo» di Malevic. Un’illuminazione: «Lì è nato 108. Dai graffiti alla pittura astratta». UNA VIA di mezzo tra un esperimento e uno scherzo: «Mi piaceva usare un nome che nessuno capiva. La gente, però, ha dimostrato più interesse di quello che mi aspettavo». Oggi 108 è apprezzato a livello internazionale e grazie a Link è venuto a Brescia, a toccare i muri grigi di Villaggio Violino. Sfondo perfetto: «Sul grigio sta bene tutto. Ho sempre visto i troppi colori come una mancanza di rispetto verso il muro: sono un po’ arroganti. Il nero, invece, ne diventa parte come l’umidità o il muschio». Colori come gioielli: da indossare con parsimonia. Un tocco di giallo e azzurro sotto le finestre; una linea rossa che segue la linea delle scale; una croce blu in alto a destra. «Non dipingo per incollare sul muro un’immagine nella mia testa: è la mia opera ad adattarsi al contesto». Così le finestre non sono un contrattempo, ma entrano a far parte del progetto, forme nella forma. Su una parte del palazzo 108 ha tracciato un disegno a parte, in un riquadro bianco: «Li chiamo “disegni automatici”: una sorta di meditazione per trovare nuove forme. Lo faccio su carta, è la prima volta su un muro». E il Violino? «Qualcuno è contento, qualcuno arrabbiato. Non voglio arrivare a tutti. Voglio trovare quelli che, come me da piccolo, scoprono l’arte fuori dai musei. Quelli che altrimenti non la incontrerebbero - non perché non vogliono, ma perché non ne hanno la possibilità». Come i bambini della scuola elementare del quartiere, venuti a vedere il dipinto. Eccitati e curiosi, l’hanno trovato «misterioso» e hanno cercato un titolo: «forma misteriosa», «nero misterioso», «macchia nerina». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Anna Castoldi
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1