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17.11.2019

Ilaria Cucchi: «Le persone ci hanno spinto a non mollare»

Ilaria Cucchi con Fabio Anselmo e Stefano Malosso (ph Nicole Lazzari)
Ilaria Cucchi con Fabio Anselmo e Stefano Malosso (ph Nicole Lazzari)

«Siamo riusciti ad andare avanti sopratutto grazie alla forza delle tante persone che ci chiedevano di non mollare, consapevoli che con la nostra determinazione avremmo potuto aprire una breccia contro il pregiudizio e dare spazio alle tante storie simili che purtroppo restano nell’ombra». A pochi giorni dalla sentenza di primo grado del processo bis che ha riconosciuto l’omicidio preterintenzionale di Stefano Cucchi, condannato a 12 anni i principali colpevoli e assegnato anni di carcere ai fiancheggiatori, Ilaria Cucchi ha incontrato il pubblico bresciano alla Latteria Molloy di via Ducos per presentare il libro «Il coraggio e l’amore» (Rizzoli), scritto a due mani con l’avvocato di famiglia e compagno Fabio Anselmo. PAGINE nelle quali ripercorre il lungo calvario processuale e tratteggia un profilo dell’amato fratello Stefano in grado di restituirne dignità, umanità e personalità al di là del «caso Cucchi» della cronaca giornalistica e giudiziaria. Davanti a una foltissima platea, segno di una vicenda che ha raccolto nel tempo un’ondata di solidarietà e in cui tanti si sono immedesimati in qualità di cittadini feriti, Ilaria Cucchi ha raccontato dei giorni carichi di sofferenza e della gioia delle ultime ore. Dieci anni per avere giustizia, per vedere la verità affermarsi sulla mistificazione, per trasformare il dolore privato in battaglia di civiltà contro la violazione dei più essenziali diritti umani. Ilaria Cucchi è l’emblema e la speranza di un’Italia che vuole avere fiducia nonostante tutto nelle istituzioni e che si sforza di credere in uno Stato capace di avere a cuore il destino degli ultimi, dei più deboli e ed emarginati. Le oltre cento udienze e i 14 gradi di giudizio attraversati non le hanno mai fatto venir meno la volontà di difendere, con grinta e cuore, la memoria infangata del fratello, pestato selvaggiamente a seguito di un arresto da due carabinieri e deceduto dopo alcuni giorni per le conseguenze del trauma. Impossibile per lei, che tanto ha lottato per liberare il fratello dallo stigma della tossicodipendenza e smentire categoricamente il nesso tra la sua fine e la droga, non commentare amaramente l’uscita inopportuna di Matteo Salvini. «Il suo discorso alimenta il pensiero fuorviante e devia il pensiero su un piano sbagliato. Qui la droga non c’entra - ha ribadito - , si è trattato invece di smascherare un sistema di menzogne, alimentato da alcuni esponenti delle forze dell’ordine e della magistratura, che avrebbe permesso di lasciare impunito un vero e proprio atto di tortura». TORTURA che risulta evidente dalla visione delle fotografie del corpo martoriato del 31enne: volute dalla famiglia per smentire l’iniziale perizia medico-legale, sono risultate decisive anche per sensibilizzare l’opinione pubblica e smuovere le coscienze. «Lo stesso merito lo ha avuto il film, perché ha messo davanti agli occhi di tutti la fragilità e la bellezza di Stefano, il vuoto incolmabile che ha lasciato dietro di sé».

Davide Vitacca
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