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05.10.2019

«Immigrazione: meno nascite, più rientri»

Don Maurizio Rinaldi, Simone Varisco, don Roberto Ferranti alla presentazione del rapporto  Caritas
Don Maurizio Rinaldi, Simone Varisco, don Roberto Ferranti alla presentazione del rapporto Caritas

Cinque milioni di stranieri sono residenti nel nostro Paese, l’8,7 per cento della popolazione, con un aumento lieve ma con un calo delle nascite rispetto al 2018. Nelle scuole sono quasi uno su dieci, al 63 per cento nati qua. È il dato centrale del XXVIII Rapporto sull’immigrazione della Caritas presentato ieri al Centro Paolo VI da don Maurizio Rinaldi, direttore Area pastorale per la società, don Roberto Ferranti direttore dell’Ufficio Migranti, Simone Varisco, curatore della ricerca. Una presentazione, hanno spiegato, «che viene dopo la Giornata del Migrante e del Rifugiato celebrata domenica scorsa in 105a edizione, una storia di integrazione che dimostra un’attenzione di lunga gittata, in tempi lontani da quella che viene definita emergenza». «Noi non abbiamo preso in considerazione i richiedenti asilo che sono 200mila, una fetta piccolissima. I nuovi ingressi sono invece in diminuzione, chiusi tutti i canali regolari per i flussi e per il lavoro e non sono solo dall’Africa ma dai Balcani, dall’America latina, dall’Europa dell’Est», ha chiarito Varisco, introducendo il volume che si apre con il messaggio di Papa Francesco con i commenti di varie personalità e facendo riferimento alla campagna #Io accolgo per i migranti. LA CARITAS ne è partecipe così come con la cooperativa Kemay e le parrocchie accoglie una novantina di rifugiati. Lo studio spazia dal mondo all’Italia, alle regioni, ai territori. In Lombardia abitano oltre un milione di quei 5,255 milioni e Brescia è seconda solo a Milano, con 157.463 unità, più femmine che maschi, il 12,4 della popolazione provinciale che diventa il 19 in città. E il 12% è pure la percentuale degli imprenditori non nati nel territorio lombardo, in Italia le imprese straniere sono 374mila. Anche da noi, come dappertutto, gli immigrati dai Paesi dell’Europa orientale stanno prevalendo, fra loro i rumeni che sono della Ue, ma non solo. La percentuale media dei bambini in classe è doppia, ma varia a seconda dei paesi, dei quartieri in città e a seconda del livello scolastico, superando l’uno su tre nell’infanzia. Quella degli alunni è la percentuale che, per ora, più aumenta: «Un freno - ha detto Varisco - si sentirà con gli effetti del calo demografico anche fra gli immigrati, sia per l’adeguamento ai costumi occidentali che per il ritorno in patria delle famiglie a seguito della crisi». Il rapporto parla di «volto multiculturale» dell’Italia, «risultato di una storia trentennale di immigrazione, presenti 123 nazionalità sulle 232 mondiali». E tutte ci sono anche nel Bresciano. Nei centri di ascolto Caritas la maggioranza di chi si presenta è straniero, ma qui le cifre stanno calando sia per i minori ingressi, secondo lo studio, che per la crisi che ha spinto chi aveva problemi a trasferirsi altrove, soprattutto negli Stati ricchi del Nord del continente. Diminuisce la componente più stabile e di vecchio corso a fronte dell’aumento di spostamenti dovuti a guerre o emergenze politiche e ambientali. Inoltre nel 2018 sono cresciuti i musulmani, rimasti comunque inferiori ai cristiani, evangelici e cattolici. In un capitolo viene affrontato anche il problema della «devianza». Nelle carceri il 34% dei detenuti è straniero, di cui il 4,5 donne, ma hanno condanne più basse. I più numerosi in Lombardia. Quattro pagine sono dedicate all’Ascia Nera, la mafia nigeriana più globalizzata. «Il potenziale di sviluppo-è stato detto - è altissimo e difficilissimo è combattere un fenomeno di questa portata con una lotta spicciola alle prostituzione». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Magda Biglia
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