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25.09.2020 Tags: Brescia

In centro storico
calano risse
e percosse

Dal 1° giugno al 15 settembre meno reati contro la persona rispetto allo stesso periodo del 2019
Dal 1° giugno al 15 settembre meno reati contro la persona rispetto allo stesso periodo del 2019

Calano i reati in centro a Brescia. Secondo i dati riportati dal Sistema integrato di georeferenziazione vi è «una sostanziale diminuzione» in confronto allo scorso anno dei crimini commessi contro la persona, in cui rientrano anche percosse e risse. Il periodo di riferimento è quello tra il 1° giugno e il 15 settembre, «sotto inchiesta» la zona del Carmine (nell’area compresa tra via delle Grazie, contrada del Carmine, via Porta Pile, via San Faustino, contrada Santa Chiara e via Capriolo) e il quadrilatero della «Brescia Romana» (che tiene in considerazione piazzale Arnaldo, la vicina piazza Tebaldo Brusato e le vie limitrofe tra cui via Musei, via Trieste, via Fratelli Lechi, via Spalto San Marco, corso Magenta, via Tosio e via Cattaneo). Numeri che parlano chiaro: 14 i reati commessi tra giugno e settembre del 2019 in Carmine contro i 6 reati di quest’anno. Nella zona di piazzale Arnaldo invece si è passati dai 10 ai 4 reati commessi (un reato per lesioni dolose, uno per percosse e due scippi). Una fotografia che non conferma le attese. «Credevamo si registrasse una maggiore violenza relativa alla fine del lockdown, ma così non è stato – evidenzia il questore Leopoldo Laricchia -. Complice sicuramente l’alta presenza di forze dell’ordine in città e in particolar modo nelle strade del centro storico». Nulla (o poco) ha a che vedere su una reticenza delle vittime a denunciare. «Qualunque violenza o azione che costituisce reato e che presupponga l’intervento di ambulanze, di pubblici ufficiali o di ingressi ai pronto soccorso vengono immediatamente segnalati alla magistratura ed inseriti in una banca dati, anche senza una denuncia formale - tiene a precisare il questore -. Ma non per questo la percezione di insicurezza nei cittadini è da sottovalutare». UN SENTIMENTO di paura cresciuto dopo le recenti scene di violenza in piazza Tebaldo Brusato. «Le limitazioni dell’emergenza sanitaria e la chiusura di molti luoghi, tra cui le discoteche, hanno portato le piazze ad essere l’unica occasione di incontro – aggiunge Laricchia -. Una condizione quasi obbligata che porta a un’altissima concentrazione di persone in un’area piuttosto limitata, fino a notte inoltrata con inevitabili schiamazzi, liti, atteggiamenti non consoni nei confronti di adulti e coetanei e comportamenti inurbani. Raramente si parla di crimini». Azioni dettate perlopiù da una mancanza di freni inibitori per l’abuso di alcol e, a volte di sostanze stupefacenti. «Una miscela di condizioni – ribadisce – che, a ragione, portano insicurezza e insofferenza nei residenti e in chi è contrario a quel tipo di movida». Un’abitudine a trascorrere le serate alla ricerca dello sballo «prerogativa non di tutti i giovani ma che richiede non solo un’attività di repressione, attraverso costanti controlli delle forze dell’ordine già garantiti, ma anche un’azione di prevenzione e di educazione da parte delle famiglie». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Marta Giansanti
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