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14.02.2020

In città chiusi 500
negozi: il commercio
va a due velocità

L’assessore Walter MuchettiIn città sono 500 le vetrine vuote: il commercio fa ancora i conti con diverse ombre
L’assessore Walter MuchettiIn città sono 500 le vetrine vuote: il commercio fa ancora i conti con diverse ombre

I negozi di Brescia erano 3.845 nel 2008, sono saliti a 4.708 nel 2018, quasi mille unità in più in 10 anni. Sono dati certi calcolati dallo Staff Statistica del Comune sulla Tari (quindi inoppugnabili) e smentiscono quelli dell’Osservatorio regionale diffusi di recente. Nello stesso tempo, però, solo dentro le mura venete e nella fascia a sud compresa tra il Freccia Rossa e il Tribunale, ci sono oltre 500 vetrine sbarrate, ex attività che hanno dato forfait. È l’anomalia bresciana, forse dovuta a un centro storico troppo grande ma nessuno sa dare un perché con certezza. Certo è, invece, che ora si cerca di affrontare la questione in modo scientifico, alla ricerca di una soluzione valida almeno per i prossimi 10 anni. Non si è ancora alle proposte, ma appare certo che i confini del Duc (Distretto urbano del commercio) verranno ridisegnati e molti probabilmente ristretti. Resterà fuori il Castello, che ricadrà nel Distretto Unesco con regole proprie per il commercio. Fuori pure via Cattaneo, viaTosio…, sul modello Verona si punterà su poche vie. E forse entrerà il Freccia Rossa. Sebbene le associazioni di categoria siano tendenzialmente contrarie, oggi l’assessore con delega al Commercio Valter Muchetti incontrerà la nuova gestione del centro commerciale, a cui chiederà di fare il primo passo in direzione di una collaborazione attiva mettendo risorse per il centro storico. È una strada che in altre città ha funzionato con Esselunga. Bisognerà vedere. L’idea sul Freccia Rossa è una «provocazione» del professor Luca Tamini del Politecnico di Milano, a cui Muchetti ha affidato un «Piano strategico per il rilancio delle attività economiche urbane nel centro storico di Brescia», in vista della preparazione del progetto biennale per concorrere al bando regionale Duc, che stavolta mette a disposizione dai 15 ai 18 milioni di euro in cofinanziamento fino al 40 per cento, da distribuire tra i 1.200 Distretti lombardi. E in ossequio all’approccio scientifico, si parte da una ricognizione meticolosa della situazione di fatto, che Muchetti e Tamini hanno presentato ieri alla commissione presieduta da Diletta Scaglia. LA MATERIA è di competenza della Giunta, tuttavia si cerca la condivisione con le minoranze (che apprezzano, vedi articolo a lato) nella consapevolezza che il tema è trasversale e attiene allo sviluppo della città. Allo stesso modo, d’altronde, si cerca condivisione nel Comitato per lo sviluppo economico locale di Brescia presieduto da Aldo Rebecchi, in cui siedono istituzioni locali e associazioni di categoria. Comitato che – sottolinea Rebecchi -, ha trovato convergenza unanime sul nome di Tamini. Per ora si è alla fase di studio, ma entro giugno il progetto andrà presentato in Regione per essere approvato in settembre, e presto si passerà alla fase delle proposte, che non sarà indolore. Muchetti ascolterà tutti, poi sarà la Giunta a decidere. Intanto, si sa da dove partire. Un paziente lavoro di rilevazione strada per strada ha permesso al professore e al suo staff di censire 2.585 attività (tra aperte e chiuse) nel centro esteso fino alla ferrovia, e di capire le aree in maggiore sofferenza (come ad esempio la Stazione e corso Garibaldi. I NUMERI DICONO che i negozi sfitti superano il 25 per cento in centro, il 20 dentro il Duc (12 anni di politiche attive hanno dato qualche frutto). Rispetto al 2010 il valore degli immobili cresce insieme ai residenti solo nel quadrante nord del Carmine. Si spopolano il sud e Brescia antica che perde il 10 per cento della popolazione. Gli immobili commerciali mantengono il loro valore solo al Carmine, e sul controring crollano addirittura. C’è bisogno di una sterzata seria e «sartoriale». Il nuovo Duc, dunque, si reggerà su un progetto «evoluto» di attrattività urbana che non si limita al commercio ma integra turismo, mobilità, politiche urbanistiche, artigianato, attività professionali… per includere tutti i settori dell’economia urbana. Permetterà di accedere ai contributi regionali, ma soprattutto dovrà innalzare la qualità dell’offerta in centro con nuovi attrattori (finora temuti dai piccoli) in grado di sfidare le grandi cattedrali dello shopping lungo la cintura, forse destinate ad essere sostituite dalla piccola e media distribuzione. Non sarà affatto facile. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mimmo Varone
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