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17.01.2020

«Intitoliamo
a Gabre Gabric
il campo di atletica»

Prosegue il cantiere a Sanpolino: per la primavera, è l’augurio, dovrebbe essere finalmente pronto
Prosegue il cantiere a Sanpolino: per la primavera, è l’augurio, dovrebbe essere finalmente pronto

Il nuovo stadio di atletica di Brescia deve portare il nome di Gabre Gabric: lo sostiene l'Associazione Caliniani insieme a Moica, Ande e Toponomastica Femminile. La proposta, che per ora ha dalla sua più di trecento firme, è stata motivata ieri durante una conferenza stampa: «Uno stadio così importante come quello in costruzione a Sanpolino merita un nome altrettanto grande. Gabre Gabric non fu solo un'atleta eccezionale, ma anche una donna impegnata per far crescere lo sport in ogni aspetto» le parole Alberto Molinari dei Caliniani.


NATA IN DALMAZIA nel 1914, Ljubica «Gabre» Gabric si trasferisce a 9 anni negli Stati Uniti dove coltiva la passione per lo sport che la accompagna per tutta la vita. Nel 1932 torna in Dalmazia, a Zara, allora territorio italiano, e quattro anni dopo gareggia con la squadra azzurra alle Olimpiadi di Berlino: si classifica decima nel lancio del disco, la sua specialità. Partecipa anche agli Europei di Vienna, arrivando sesta, prima di conoscere Sandro Calvesi, il bresciano che diventerà suo marito. Nasce un sodalizio affettivo e sportivo che porta nel 1950 alla fondazione di Atletica Brescia, punto di riferimento internazionale per la corsa a ostacoli. Qui Calvesi, allenatore appassionato, fa crescere talenti di levatura mondiale come Eddy Ottoz, bronzo alle Olimpiadi di Città del Messico 1968. A lui è stato intitolato il campo di atletica di via Morosini, oggi chiuso: scegliere Gabre per il nome del nuovo stadio rimarcherebbe il legame tra i Calvesi e la storia dell'atletica bresciana.


MA QUESTO NON è l'unico motivo, prosegue Molinari: «Gabre fu insegnante e giornalista: il suo impegno ha toccato ogni ambito dello sport. Come donna è stata una pioniera, ricoprendo ruoli dirigenziali: una novità assoluta per l'epoca». Alberto Zanetti, storico dello sport e cofondatore di Asai (Archivio storico dell'atletica italiana), aggiunge: «Gabre è stata una sportiva fuori dagli schemi. Continuò a gareggiare nonostante il matrimonio e la gravidanza, alzando l'asticella dell'emancipazione femminile». Se Brescia accogliesse la proposta, sarebbe il primo comune italiano a dedicare un impianto sportivo a una donna: «Abbiamo controllato - assicura Claudia Speziali, dell’associazione Toponomastica Femminile - non esiste un solo stadio intestato a una donna, e questo nonostante le numerose atlete cresciute nel nostro paese». Una sproporzione che colpisce anche le vie di Brescia: «Su circa ottocento strade solo quaranta portano un nome di donna - e peraltro venti di essere sono sante e madonne varie». Numerose sportive approvano l'idea di Molinari; tra queste la campionessa di salto in alto Monica Buizza, per anni insegnante di educazione fisica a Bedizzole: «Gabre è stata un modello anche per la scuola. Giusto che lo stadio venga intitolato a lei».


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Andrea Turla
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