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21.07.2019

Iushra, la disperazione di mamma Khanam: «Voglio mia figlia»

In piazza Rovetta la manifestazione organizzata dalla FabiAppello della famiglia di Iushra per continuare le ricercheTanti i rappresentanti delle comunità straniere in piazza
In piazza Rovetta la manifestazione organizzata dalla FabiAppello della famiglia di Iushra per continuare le ricercheTanti i rappresentanti delle comunità straniere in piazza

«Voglio mia figlia. Per favore». La voce, spezzata dalla commozione, è di Khanam, la mamma di Iushra Gazi, scomparsa un anno fa tra i boschi di Serle: è stato il suo l’ultimo intervento, il più carico di emozione e di dolore, che ha chiuso il presidio organizzato in piazza Rovetta dalla Federazione delle associazioni bresciane per l’immigrazione. Per ricordare la giovane e per stringersi non solo idealmente attorno alla sua famiglia, si sono ritrovate un centinaio di persone, in rappresentanza di una decina di comunità straniere della città e della provincia. TUTTI INSIEME per testimoniare la vicinanza al padre Mdliton e alla mamma, per abbracciarli e per non farli sentire soli in un momento di insopportabile dolore, amplificato dal senso di indeterminatezza che circonda la vicenda, mai arrivata a una soluzione. «Non posso rispondere a mia figlia quando mi chiede dov’è sua sorella, guardo le sue foto e i suoi occhi e mi viene una grande voglia di abbracciarla e di averla con me – ha continuato la madre in lacrime -. Scappare non era nel suo carattere: quando la chiamavo si fermava e lo stesso accadeva a scuola e all’oratorio: non capiamo come possa essere sparita così». Anche il padre della piccola Iushra ha ribadito la volontà di andare avanti per scoprire la verità: «Chiediamo al Tribunale e, se necessario, anche al governo di continuare le ricerche e le indagini, perché dopo un anno non vogliamo più aspettare – ha affermato -. Non può essere sparita nel nulla, bisogna trovarla». Attorno alla famiglia, stretti in un cerchio che dava l’idea di un grande abbraccio, si sono ritrovati rappresentanti delle comunità straniere del Bangladesh, la più colpita dalla tragedia, del Senegal, dello Sri Lanka, della Palestina, dell’India e del Pakistan, dell’Algeria e dell’Albania, del Marocco e della Tunisia: tutti diversi per colore di pelle, provenienza e religione (c’erano cristiani, mussulmani, sikh), ma tutti uniti da un dolore per la vicenda che ha colpito «la nostra bambina», come tutti hanno definito Iushra. Nei discorsi degli immigrati di Brescia è emersa la volontà di stare vicini alla famiglia, di sostenerli in una battaglia che finirà solo quando si avranno notizie certe sulla sorte della bambina. La stessa vicinanza è stata assicurata da Roberta Morelli, assessore del Comune, che ha sottolineato «la solidarietà nei confronti della famiglia: tutti i cittadini sono stati colpiti da questa tragedia, il dolore dei famigliari è il nostro» e dall’ex sindaco di Serle, Paolo Bonvicini, che ha ricordato come «si sia fatto tutto il possibile per trovare Iushra, siamo dispiaciuti per non averla trovata. L’unica nota positiva è l’amicizia nata con il padre e con tutta la comunità del Bangladesh». La Fabi, per voce del suo presidente, Saai Abderrazak, ha sostenuto che «noi non molleremo. Stiamo pensando a un ricordo annuale per Iushra e per tutti i casi simili che hanno colpito le comunità straniere». •

Manuel Venturi
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