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22.05.2019

L’amarezza dietro i banchi «La crisi si fa ancora largo »

Sempre molto vissuto il mercato di Casazza del martedì mattina
Sempre molto vissuto il mercato di Casazza del martedì mattina

Puntuale come un orologio, non salta mai un appuntamento: il mercato di Casazza tutti i martedì mattina è lì, a far capolino nella via principale del quartiere per accogliere i tanti residenti della zona e di quelle limitrofe, Mompiano e San Bartolomeo in primis. C’è chi ne approfitta per fare qualche acquisto, chi solo per una passeggiata mattutina tra le decine di bancarelle allineate su via Casazza e via Fisogni. Fatto sta che la «capatina» al mercato rionale negli anni è divenuta una vera e propria tradizione, a cui non si può rinunciare. Un incontro continuo e duraturo che, però, non garantisce notevoli affari, anzi. La crisi del commercio tra le bancarelle si fa sentire, ogni anno sempre di più: parola dei tanti addetti ai lavori che non perdono occasione per lamentarsi, pur mantenendo il sorriso sulle labbra, ridendo e scherzando su una situazione attuale divenuta critica «Sono anni ormai che assistiamo ad un declino nel nostro lavoro. Forse però questo di Casazza resiste rispetto agli altri mercati. Credo dipenda dall’età media di chi vive qui: sono in prevalenza anziani, raramente si vede un giovane, a quest'ora lavorano e di certo preferiscono fare acquisti in tutt’altro modo», commenta Fabio dal suo banco di tovaglie e biancheria. UNA CONDIZIONE, secondo lui, dovuta : «A una minore disponibilità economica degli italiani, ai giganti della grande distribuzione e alla concorrenza spietata dell’e-commerce». Ma non basta. A concorrere alla crisi anche una mancanza di regolamentazione del commercio e di controlli contro l’abusivismo. «Negli ultimi cinque anni abbiamo assistito ad una crescita esponenziale di venditori stranieri, soprattutto cinesi, che offrono prodotti di pessima qualità, spesso usati senza però dichiararlo, a prezzi bassissimi», sottolinea Mario, venditore di scarpe. Una concorrenza spesso sleale che a suo dire: «Sta distruggendo una tradizione del nostro Paese». «Una volta, tanti anni fa, si avevano grandi prospettive con questo lavoro, oggi non è più così. Noi ora sopravviviamo», confessa Giancarlo, da 43 anni venditore ambulante. Un sentimento, purtroppo, diffuso tra quanti lavorano tra i banchi di Casazza ma che viene affrontato con grande energia e positività, o forse accettazione e arrendevolezza.

MA.GIA.
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