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17.08.2019

L’amore di Brescia per il saluto a Nadia «Ciao guerriera»

La benedizione del feretro con appoggiata  la cravatta nera delle IeneIl volto sorridente di Nadia Toffa e l’omaggio floreale  SERVIZIO FOTOLIVE
La benedizione del feretro con appoggiata la cravatta nera delle IeneIl volto sorridente di Nadia Toffa e l’omaggio floreale SERVIZIO FOTOLIVE

«Siete venuti in chiesa pensando di fare una cortesia, grazie. Ma non pensate di andare a casa a mani vuote, ce ne torniamo a casa più umani, più uomini, più cristiani. Il pensiero della morte ci aiuta a vivere meglio». Le parole di padre Maurizio Patriciello, parroco di Caivano (Napoli), simbolo della lotta alla «Terra dei Fuochi», sono risuonate forti e chiare in una Cattedrale gremita di persone per l'ultimo saluto a Nadia Toffa. E sono arrivate fino in piazza Paolo VI, alla folla altrettanto numerosa che non è riuscita a entrare in chiesa per i funerali della giornalista e conduttrice bresciana de «Le Iene». Uno scroscio ininterrotto di applausi ha accolto l'arrivo del feretro alle 10.20 e il suo lento incedere fino all'altare. Lo stesso che, a più riprese, lo ha salutato un'ora dopo, al termine della funzione. PUÒ UN FUNERALE trasformarsi in un inno alla vita? Sì, può. Perché la morte provoca strazio, vuoto, dolore a chi rimane, ma se un senso ce l'ha, va cercato nel suo insegnamento: la vita è troppo fragile, breve, preziosa per non riempirla di amore, altruismo, abbracci, lealtà, calore. Nadia Toffa questa preziosità l'aveva compresa - «ha capito che la vita è vita anche quando si fa pesante» - e ha cercato di divulgarla, senza lesinare sorrisi ed energia. Ma attirando a sé anche molte critiche. «Come si fa a comprendere una ragazza bella che decide di parlare apertamente della sua malattia? Più terribile della malattia c’è la vergogna. E noi dobbiamo vergognarci dei nostri vizi, non delle nostre malattie. Lei ha avuto il coraggio di chiamare il cancro con il suo nome. Noi nella Terra dei Fuochi non ne abbiamo di coraggio, lo chiamiamo “la brutta malattia” perché teniamo paura». Sul feretro, coperto di rose, anche la cravatta delle Iene, portata dall’autore della trasmissione Davide Parenti. Pareva di vederla lì, Nadia. Seduta a gambe incrociate con il volto appoggiato alle mani. Sul volto il sorriso, diventato ormai iconico. Tra gli sguardi persi e lucidi dei suoi genitori, la famiglia, i colleghi e tutti coloro che le hanno voluto bene, padre Maurizio ha ammesso: «Per me celebrare questa messa è molto difficile, ma lei voleva così. Abbiamo un debito di riconoscenza verso questa ragazza». Poi, rivolgendosi direttamente a lei: «Nadia, sei stata capace di unire il Nord e il Sud, la Terra dei Fuochi con Brescia. Sei entrata nel cuore di tutti ed è una cosa strana, non succede sempre. Mi sono chiesto perché. Perché era un volto conosciuto? No. Nadia non è stata solo apprezzata e stimata. È stata amata. Perché sta piangendo gente che ha avuto modo di conoscerti e chi non ti ha vista mai? Perché sei stata una persona autentica, cocciuta, perseverante, tosta. Coraggiosa ma anche umile. Sei stata una iena, ma sei stata anche una colomba». Per lei, ieri in chiesa, c'erano anche le mamme della Terra dei Fuochi e gli amici del minibar di Tamburi, quartiere di Taranto in cui c’è l’Ilva. Addosso la maglietta con la scritta «Ie jesche pacce pe te!», in tarantino «Io esco pazzo per te», fulcro di un progetto benefico ideato da Nadia Toffa che ha permesso di aprire un reparto oncologico pediatrico. «Tu sei stata amata perché hai amato la verità e hai saputo fare del tuo lavoro una missione, ed è quello che dovremo fare tutti» ha riflettuto padre Patriciello che ha aggiunto: «Lasciate stare i muri, non è questa la strada. Restiamo umani». E ancora: «Lei ha detto: “La preghiera è un abbraccio”. Lo avessimo detto noi preti sarebbe stato scontato - ha spiegato il religioso, ricordando tutti coloro che, quotidianamente, si spengono -. Nadia oggi ci costringe a fare sul serio. A guardare negli occhi la morte. C’è chi dice che è ingiusto morire a 40 anni. Ma sarebbe stato ingiusto anche a 45, 50 o forse a 60». INFINE: «Nadia ha raggiunto la fonte della giustizia e della verità. Falla un’inchiesta sul Paradiso, vieni a dirci cos’è. Non un giardino, ma una persona. È Gesù Cristo». I funerali si sono conclusi con un pensiero della nipote di Nadia e dall’amico Max. A suggello, il messaggio del vescovo Pierantonio Tremolada, omaggio «all’indomito coraggio di Nadia e alla sua passione per la vita: «La affido a Colui che la fede cristiana ci insegna a chiamare “Padre celeste” e ci esorta a invocare come “Dio della speranza e della Pace”». •

Paola Buizza
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