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07.04.2020 Tags: Brescia

L’impatto Covid-19
sugli animali sotto la
lente dello Zooprofilattico

Lo Zooprofilattico metterà a punto test sierologici per gli animaliI laboratori dell’Iszler stanno operando su due fronti dell’emergenza
Lo Zooprofilattico metterà a punto test sierologici per gli animaliI laboratori dell’Iszler stanno operando su due fronti dell’emergenza

Cinzia Reboni Al momento non esiste un fronte animali nella battaglia scientifica contro il Covid-19. Ma l’istituto Zooprofilattico tiene alta la guardia sorvegliando in chiave preventiva, e come contributo alla ricerca generale, i potenziali effetti dell’epidemia su animali da affezione e da reddito. Un aspetto non certo trascurabile, considerato che la nostra provincia accoglie oltre 600 mila esemplari tra cani e gatti e il patrimonio zootecnico assomma complessivamente a 13 milioni di capi. Facile immaginare cosa accadrebbe se le misure di profilassi dovessero essere estese a questa popolazione di esseri viventi. Ma il rapporto dell'Istituto Superiore della Sanità, diffuso nei giorni scorsi, è stato tranchant: non esiste alcuna evidenza che gli animali domestici giochino un ruolo nella diffusione del Coronavirus. Ad oggi, a fronte di 800 mila contagi di persone per Covid-19, sono soltanto 4 i casi documentati di positività negli animali da compagnia: due cani e un gatto ad Hong Kong ed un felino in Belgio. E in tutti i casi, all’origine dell’infezione vi sarebbe la malattia dei loro proprietari, tutti affetti da Coronavirus. IL DATO, per quanto limitato a poche osservazioni, merita attenzione. Essendo un virus nuovo, occorre intensificare gli sforzi per raccogliere ulteriori segnali dell’eventuale comparsa di malattia negli animali da compagnia, evitando tuttavia di generare allarmi ingiustificati. «È vero che cani e gatti si possono teoricamente infettare - spiega Ana Maria Moreno Martin, responsabile del laboratorio di Virologia e sierologia specializzata e microscopia elettronica dell’Istituto Zooprofilattico di Brescia -, ma dal punto di vista epidemiologico non sono importanti nella trasmissione del virus. Nonostante il Covid-19 sia arrivato all’uomo da un animale, probabilmente dai pipistrelli, la trasmissione avviene da uomo a uomo, e non c’è motivo di credere che qualunque animale, compresi quelli che vivono in casa, possano essere fonte di infezione. Non esiste infatti alcuna evidenza che cani o gatti giochino un ruolo nella diffusione epidemica del Covid-19, che riconosce invece nel contagio interumano la via di trasmissione. Vivendo in ambienti a forte circolazione virale a causa della malattia dei loro proprietari, non è escluso che anche gli animali possano, occasionalmente, contrarre l'infezione». Caso mai, dunque, i nostri pet sono delle incolpevoli «vittime». «I POCHISSIMI CASI riscontrati fino ad oggi - spiega la dottoressa Moreno Martin - sono dovuti alla vicinanza con persone malate. Ma è stato stabilito che mentre nel cane il virus si “replica“ molto male, nel gatto è più “efficiente“, nel senso che si replica con più facilità». Anche se il problema per ora è assolutamente trascurabile, «alcuni accorgimenti restano comunque fondamentali - sottolinea la virologa dell’Iszler -. La raccomandazione generale è quella di adottare comportamenti utili a ridurre quanto più possibile l’esposizione degli animali al contagio, evitando, ad esempio, i contatti ravvicinati con il paziente». In sostanza, meno coccole. Quindi, chi è infettato ed ha un cane o un gatto, è preferibile che ceda ad altri membri sani della famiglia la gestione del proprio animale. Se questo non è possibile perché si vive da soli, la precauzione è quella di tenere la distanza di sicurezza, indossare una mascherina e di lavare sempre le mani, prima e dopo aver toccato l’animale, la sua lettiera o la scodella del cibo. «CANI E GATTI devono essere, soprattutto in questo momento, considerati membri del nucleo familiare a tutti gli effetti - spiega Ana Maria Moreno Martin -, per cui vanno adottate le stesse precauzioni che si utilizzano con gli umani». Quanto agli animali da reddito, l’allarme lanciato da alcuni scienziati statunitensi, che hanno affrescato scenari inquietanti affermando che bisognerà monitorare l’eventuale passaggio del virus sugli allevamenti di bovini e suini, al momento non trova riscontro negli accertamenti effettuati nelle zone più colpite dall’infezione. «Per ora sono state fatte pochissime ricerche - conferma Ana Maria Moreno Martin -: i cinesi hanno fatto un tentativo di infezione sperimentale attraverso un alto dosaggio di virus, in particolare su suini, polli e anatre, ma è stato dimostrato che quegli animali non sono suscettibili all’infezione. Il rischio che ci possa essere una trasmissione del virus sugli animali da reddito per ora è scongiurato». Ma nonostante questo, l’Istituto Zooprofilattico non abbassa la guardia. «Ci stiamo muovendo per mettere a punto dei test sierologici, tipo Elisa competitivo, perché permettono di analizzare tutti i sieri indipendentemente dalla specie animale, compresi gli animali da reddito». A MARGINE di ogni scenario, occorre però sottolineare che gli animali, soprattutto quelli domestici, contribuiscono alla nostra gioia e al nostro benessere, soprattutto in periodi di stress come quelli che stiamo vivendo. In assenza di sintomi riferibili al Coronavirus, e se non si è in isolamento domiciliare, passare del tempo con il proprio animale e accompagnare il proprio cane nell'uscita quotidiana - sempre nel rispetto della normativa fissata dal decreto - contribuisce a mantenere in salute noi stessi e i nostri amici a quattrozampe. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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