CHIUDI
CHIUDI

24.04.2019

L’indifferenza
lascia il segno
in Vantiniano

Le file di lapidi sono sempre più spesso interrotte da copri fossa provvisori in plastica gialla che diventano permanenti  SERVIZIO  FOTOLIVE
Le file di lapidi sono sempre più spesso interrotte da copri fossa provvisori in plastica gialla che diventano permanenti SERVIZIO FOTOLIVE

Il cimitero monumentale di Brescia, il Vantiniano, da qualche tempo a questa parte, oltre allo stupore per la bellezza del luogo, regala un’altra sensazione di sorpresa. Quella per il numero sempre crescente di tombe con la copertura in plastica. Un tempo erano rare. Ora non più. Spuntano numerose tra le lapidi bianche, macchie gialle che interrompono la continuità geometrica e quasi riposante del marmo candido. Un fenomeno che al Vantiniano forse appare più evidente, per via della eleganza dell’ambiente, della monumentalità del contesto. Ma che è una costante anche degli altri cimiteri bresciani, e probabilmente di tutti i cimiteri. Cresce il numero di famiglie che non si curano più di tanto delle tombe dei loro congiunti, dei cosiddetti cari, e che si accontentano del minimo, della soluzione meno onerosa: una semplice copertura in plastica. Magari appoggiano a terra un cartoncino plastificato, corredato di fotografia del defunto, nè dimenticano di portare fiori, di innaffiarli quando è necessario; il loro pensiero, il loro ricordo non lo fanno mancare, scrivono versi, parole di compianto... Le tombe in plastica non sono necessariamente sinonimi di incuria, di totale disinteresse. Ma plastica è, e dal punto di vista estetico è un pugno nello stomaco. Soprattutto ora che è così diffusa. Questa tendenza è collegata ad un aumento della povertà o solo al disinteresse verso l’abbellimento dell’ultima dimora? L’opinione che si raccoglie in Comune è che la spiegazione sia la seconda. Un fatto culturale, sociale. I COSIDDETTI funerali di povertà sono circa una trentina all’anno, un numero che lascia un segno relativo tra le tombe del Vantiniano, e da solo non spiega il numero di tombe in plastica. I funerali di povertà, quelli cioè che celebrano la morte di persone che non hanno nulla, tant’è che è il Comune che se ne accolla i costi, nel 2018 sono stati 26 a Brescia, in decremento leggero rispetto all’anno precedente (33).Nel 2019, stando ai primi mesi, la cifra dovrebbe tornare a crescere. Se ne deduce comunque che i numeri sono abbastanza costanti, quello che fa aumentare i copri fossa provvisori non è dunque solo l’impossibilità di sostenere le spese, quanto una scelta non si sa bene quanto obbligata. Semplicemente, sono in aumento i famigliari che inumano i loro morti ma poi non sostengono le spese per il cippo e il tumulo, spiegano in Comune. Quanto ai funerali di povertà, gli aventi diritto sono individuati dai Servizi sociali comunali. E c’è una società di pompe funebri, scelta attraverso un bando pubblico, che si occupa del rito. Per non lasciare che nel Monumentale i copri fossa in plastica prevalgano nel paesaggio cimiteriale, l’amministrazione Del Bono - fa sapere l’assessore alla partita Valter Muchetti - sta considerando l’ipotesi di mettere mano al portafogli, pagando di tasca propria delle lapidi in pietra da appoggiare sopra i copri fossa temporanei. Un intervento che restituirebbe quell’uniformità che è anche bellezza. PER VIA DELLA temporaneità, sono inevitabilmente in plastica le tombe dei bambini mai nati, che occupano una porzione ad Est dell’area cimiteriale. Sulla base del regolamento vigente, i nati morti possono essere estumulati dopo cinque anni. «Nella realtà nei cimiteri comunali il periodo è più lungo e le prossime estumulazioni riguarderanno nati morti, sepolti da più di tredici anni; la data dipende da vari fattori, non ultimo, dalla pianificazione generale del Servizio cimiteri», spiegano in Comune. Ogni anno se ne aggiungono: nel 2018 i bambini nati morti sono stati 10, mentre i feti sepolti sono stati 210. Perlopiù gli hanno dato il nome «neutro» di Celeste, femmine o maschi che siano. I/le Celeste al Vantiniano stanno poco lontano da una zona destinata alla realizzazione di tombe di famiglia, lungo il muro di cinta, al di là del quale sorgerà il museo dell’industria e del lavoro Eugenio Battisti, il Musil. C’è posto per una ventina di cappelle, ed altrettante sarebbero quelle interessate. Le famiglie acquistano il diritto di superficie che costa una novantina di migliaia di euro e poi edificano. Per ora ne è stata completata una, e in un’altra i lavori sono in corso. L’arrivo di queste nuove cappelle dovrebbe comportare la rimozione di vecchie sepolture militari, lapidi dai nomi ormai consumati e illeggibili, tranne che in pochissimi casi. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Eugenio Barboglio
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1