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22.05.2019

La Brescia-Montichiari fa viaggiare 250 milioni

I ministeri di Infrastrutture e trasporti e di Economia e finanze hanno firmato lunedì il Contratto di programma 2017/21 con Rfi. E dentro ci sono i 250 milioni di euro per la ferrovia Brescia-Montichiari. Dunque, ci sono i soldi, e può scattare il lungo iter che porterà ai progetti definitivo ed esecutivo. Dei 10 milioni stanziati per la progettazione già nel 2017, 2 verranno erogati in corso d’anno, altrettanti nel 2020, 4 nel 2021 e gli ultimi due più avanti. L’opera è complessa e non è escluso che venga divisa in lotti funzionali. Una prima fase riguarderà il raddoppio dei binari tra Brescia e San Zeno, e la seconda il raddoppio (con elettrificazione) fino a Ghedi, che sarà reso compatibile con il successivo collegamento, tutto nuovo, con l’aeroporto e la Fiera di Montichiari. Nei 250 milioni, inoltre, è compresa pure la riqualificazione delle tre stazioni di San Zeno, Montirone e Ghedi. Dopodiché ci saranno collegamenti Brescia-Montichiari ogni 30 minuti. A PARTE gli espropri necessari per il tratto nuovo, lungo la linea esistente insistono 13 passaggi a livello, e il primo problema sarà eliminarli tutti adeguando la viabilità contigua. Ieri mattina l’assessore alla Mobilità in Loggia Federico Manzoni e Diego Peli che durante la gestione Mottinelli in Provincia ha avuto delega alla viabilità hanno annunciato con soddisfazione l’obiettivo centrato alla fine di un lungo percorso partito con l’eliminazione del cosiddetto shunt verso il D’Annunzio. E hanno annunciato di aver già avuto i primi contatti con Rfi. Ora aspettano le urne di domenica, che porteranno al rinnovo di alcune delle amministrazioni interessate al tracciato (Montirone, Ghedi, Borgosatollo) per darsi un cronoprogramma in vista dell’attività progettuale, che comporterà ritocchi anche ai Pgt dei Comuni. Manzoni prevede che i primi contatti con i nuovi sindaci avverranno prima della pausa estiva per non perdere altro tempo. Il Contratto approvato sblocca finalmente le risorse del Bilancio statale 2017, ferme da quasi tre anni – sottolinea Manzoni -. Per legge il contenuto dell’accordo Ministero/Rfi è soggetto all’approvazione del Cipe con delibera che va alla Corte dei conti. Poi il Contratto è passato al vaglio delle Commissioni parlamentari di Camera e Senato uscendone con «poche osservazioni e molte raccomandazioni» come dice Manzoni, ma pure con la perdita di qualche mese per il cambio di legislatura. Quindi nell’autunno scorso il Governo ha adottato senza cambiarla la «cura del ferro» dell’ex ministro Delrio, che include la valorizzazione delle linee regionali. Infine, in questo maggio è stato approvato e registrato dai giudici contabili. L’IDEA del collegamento ferroviario Brescia-San Zeno-Ghedi-Montichiari è nata – si ricorderà – a seguito della rinuncia allo Shunt, che ha liberato 900 milioni dai costi della linea Tav Milano-Brescia. Una parte di questi sono stati destinati da subito al nuovo collegamento. In seguito, però, Rfi ha stralciato i 250 milioni dal budget Tav e li ha spostati sul capitolo potenziamento reti secondarie. Ma la sostanza non è cambiata. Quanto ai tempi di esecuzione, in diverse occasioni i vertici di Rfi hanno precisato che l’opera sarà realizzata in concomitanza con la tratta Brescia-Verona dell’Alta velocità, di recente «sbloccata» dal ministro Danilo Toninelli con una valutazione positiva del rapporto costi/benefici. Vuol dire che dovrebbe stare dentro i 7 anni previsti per i cantieri Tav, e la cosa è abbastanza verosimile. Si stima che la complessa progettazione comporterà non meno di tre anni di lavoro. Si arriverebbe al 2022, e resterebbero 4 anni per gare d’appalto ed esecuzione delle opere. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mimmo Varone
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