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13.07.2020 Tags: Brescia

«La briscola, il salame: ci amava così»

Angiola Saldi con i nipoti per festeggiare un compleanno
Angiola Saldi con i nipoti per festeggiare un compleanno

Nonna Angiola se ne è andata ai primi di aprile, quando il Coronavirus che l'ha colpita ha avuto un effetto deflagrante sulla sua salute già compromessa per l'età relativamente avanzata. È morta in solitudine, un giovedì sera, alla Casa di riposo di Ghedi dove era ricoverata da un paio di anni. La notizia arrivata per telefono ha colto di sorpresa e scagliato in un dolore cui non erano preparati tutti i familiari della signora Saldi, 84enne vedova di Luigi Bonazza, noto medico condotto del paese di Ghedi. In particolare i quattro figli - Antonella, Daniela, Cristina e Giacomo - e i nipoti Giulia, Anna, Luca, Stefano, Laura, Chiara, Lorenzo, Tommaso e Sebastiano. UN ADDIO che ha pesato molto, soprattutto sugli ultimi tre ragazzi, nati da Giacomo rispettivamente 23, 20 e 16 anni fa, e che hanno sempre abitato nell’appartamento sopra quello della nonna, nella grande casa di famiglia di via Matteotti. Sono di fatto cresciuti con lei che «ci traduceva tutte le espressioni in dialetto per farcelo imparare bene; che ci garantiva sempre una fetta di salame nostrano, immancabile nella sua dispensa, e che ci ha trasmesso i valori della ruralità cui era fortemente legata, amando molto la campagna, tradizioni e cultura di quel mondo». PER LORO LA NONNA era la detentrice della saggezza popolare che sapeva dispensare in ogni situazione. E poi c’era il gioco condiviso: Angiola intratteneva i nipoti facendoli giocare a carte, a briscola soprattutto, intorno al tavolo sotto il portico, ora desolatamente vuoto. Di certo ha trasmesso loro il buon gusto e l’eleganza che le erano proprie. Tommaso in particolare aveva un rapporto speciale con la nonna alla quale faceva sempre degli scherzi: era il suo modo giocoso di manifestare l’affetto che provava per lei, di interagire anche senza motivo, la scusa per scendere a casa sua. Già avevano subito un primo choc quando si era reso necessario il ricovero, un paio di anni fa, nella struttura protetta di via X Giornate, ma lì potevano farle visita in ogni momento, la distanza percorribile in un attimo, fino a quando, verso la fine febbraio, la Casa di riposo non è stata blindata nei confronti dell’esterno nel vano tentativo di impedire al Covid-19 di penetrarvi . Purtroppo come è noto le cose sono andate diversamente: subdolamente il virus infido non si è fatto sbarrare la porta ed ha portato dentro la Rsa il suo veleno letale: «La notizia della morte della nonna tra le scarse informazioni che si riusciva ad avere è arrivata imprevista, e al dolore per la perdita si è aggiunto quello di non esserle stati vicini nel tragico momento, senza nemmeno il funerale per elaborare la definitiva separazione». Davvero «non riusciamo a darci pace - aggiunge il loro papà Giacomo- di averla dovuta seppellire così, senza un affettuoso addio, senza il rituale saluto del funerale». •

Milena Moneta
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