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26.10.2020 Tags: Brescia

«La chiusura generalizzata non è però la soluzione»

Filippo Muraro
Filippo Muraro

«La chiusura dei bar alle 23? Un provvedimento più politico che sanitario che non avrà particolare effetto sul calo dei contagi, ma toglierà una valvola di sfogo ai giovani, magari senza lavoro e quindi privi della possibilità di usare il tempo in modo produttivo per guadagnarsi da vivere o per uno scopo. La mia generazione è diventata un capro espiatorio cui stanno togliendo tutto. Le categorie a rischio sono quelle che ci governano e per tutelarsi ci costringono tutti dentro casa. Più senso avrebbero provvedimenti mirati a secondo dei flussi di persone, che variano da città a città, nei luoghi e nei giorni, e secondo le età a rischio. Invece tolgono la libertà a tutti senza distinzione». È perentorio Filippo Muraro di Borgosatollo, 28 anni, laurea magistrale in architettura, stage lavorativo a Parigi, ora in attesa di un impiego che, anche per la contingenza, tarda a farsi trovare. «Vanno bene le precauzioni, ma questa limitazione è davvero insensata, mentre per i trasporti non c'è stato nessun investimento, nessuna soluzione. Così si ripetono le limitazioni di marzo. Privandoci anche dello svago, il nuovo coprifuoco avrà conseguenze psicologiche che peseranno sul nostro futuro. Chiudere le porte a chi è già solo non aiuta di certo. Ma stavolta ci sarà una reazione. E anch’io sono pronto a farmi sentire». •

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