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28.01.2020

«La Costituzione
antidoto al ripetersi
degli orrori»

Le celebrazioni sul palco di San Barnaba SERVIZIO FOTOLIVE
Le celebrazioni sul palco di San Barnaba SERVIZIO FOTOLIVE

«Voglio solo ricordarvi, da uomo di legge, che l’antisemitismo non è un’opinione, è un delitto; che il razzismo non è un’opinione, è un delitto». Passato e presente si sono intrecciati ieri negli interventi istituzionali e nelle performance al San Barnaba, come nelle brevi e dirette parole del presidente della Corte d’Appello di Brescia, Claudio Castelli, davanti al monumento degli ex Deportati in piazzale Cremona. Come nei riferimenti della ricerca degli studenti ai pericoli dell’oggi, la scorta a Liliana Segre o la scritta di Mondovì, come nelle atrocità dell’oggi con le immagini dei campi di tortura in Libia fornite dall’Onu. La Giornata dedicata al ricordo degli orrori della Shoah è stata il clou delle manifestazioni organizzate come ogni anno dalla Casa della Memoria, con la collaborazione di tante altre realtà. Ieri mattina in particolare con i sindacati, con le associazioni Aned, Anei, Anpi, Fiamme Verdi, con l’Archivio storico della Resistenza Bresciana e dell’ Età contemporanea dell’Università cattolica, dell’ Università Popolare Astolfo Lunardi. Tutto è cominciato, però, nella sala di corso Magenta alle 8.30 con la consegna delle medaglie d’onore a 48 ex deportati e internati bresciani da parte del prefetto Attilio Visconti in nome del Presidente della Repubblica Mattarella. Anche il prefetto ha sottolineato come «l’impegno di tutti per i valori della nostra Carta Costituzionale non sia confinato in queste giornate ma sia un’azione continua e quotidiana per non cadere negli stessi pericoli, per imparare a non guardare dall’altra parte, per saper scegliere come fecero i 48 conterranei pagando con enormi sofferenze». A sua volta il vescovo monsignor Pierantonio Tremolada ha ribadito: «Dove stanno i grandi valori dell’umanità, lì la chiesa è presente». Così pure hanno fatto il sindaco Emilio Del Bono e l’assessore Marco Fenaroli, Diletta Scaglia della Provincia, gli enti locali fondatori della Casa della Memoria con l’Associazione dei famigliari delle vittime di piazza Loggia, presieduta da Manlio Milani. Figli e nipoti hanno ricevuto, accompagnati da sindaci e assessori dei loro paesi, molti camuni, la medaglia assieme a un dvd, la «Guida di Hammerstein di Franco Quattrocchi». Di Brescia erano Leone Goldani e Remo Grottolo, tutti hanno trascorso due anni fra il 1943 e il 1945 nei tanti luoghi tristemente famosi, in Germania, in Polonia, o dispersi a Cefalonia nel ‘43. Passi del diario del tenente medico Grottolo sono stati letti da Michele Fasanotto della IV I del liceo Calini, protagonista quest’anno sul palco del San Barnaba con la presentazione ai compagni di scuola, ai compagni del liceo De Andrè, del liceo Gambara, del professionale Sraffa, della Scuola delle Arti Vantini di Rezzato, del liceo Calvesi, del tecnico Baraatta, del lavoro di ricerca con la professoressa Monica Felice a partire dal libro «L’Angelo di Auschwitz» di Frediano Sessi. E’ la storia di Mala Zimetbaum, ebrea polacca finita nel terribile lager col treno numero 10, lo stesso di Levi: le donne erano 818, più di 700 furono subito mandate nelle camere a gas. Di tutto il convoglio di oltre mille prigionieri ne sopravvissero venti. Mala «prima collaborò col Male ma per fare del bene, aiutando le compagne, poi cercò di scappare con l’amato Edek Galinski senza riuscirvi. Furono presi, torturati e uccisi» hanno raccontato i ragazzi, inframezzando letture, immagini, commenti come quello di una studentessa albanese che ha spiegato come si salvarono gli ebrei nel suo Paese.


A SEGUIRE Alessandro Adami e Luisa Anni di Klezmorin, introdotti da Rolando Anni, hanno presentato il mondo scomparso delle comunità ebraiche dell’Europa Orientale, con brani e canti della tradizione yddish. Alle 12 è arrivato il momento del corteo fino al monumento degli ex Deportati in piazzale Cremona, inaugurato dall’allora presidente Pertini, dove sono convenute le autorità cittadine. Rappresenta uomini a brandelli e filo spinato. «Gli stessi fili spinati che ritroviamo oggi, con i conflitti in corso, con le democrazie in crisi, caduto l’entusiasmo del Dopoguerra, finita la fiducia nel futuro, messa in discussione quell’Europa unita, speranza di pace e prosperità. I nuovi muri ci richiamano a una coscienza differente, al dovere di non passare distratti davanti a questi monumenti» ha detto il sindaco. Marco Fenaroli ha parlato dello scontro fra prepotenza e dignità, di cui si tratterà anche il 10 febbraio ricordando le Foibe, rimarcando «l’impegno della democrazia di dare risposte all’orrore». «Che lo Stato riconosca l’importanza del sacrificio di tanti non è cosa da poco, ci fa rammentare i rischi dei totalitarismi».


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Magda Biglia
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