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22.05.2020 Tags: Brescia

La Macogna
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I gestori della Macogna non hanno rinunciato ad ampliare la discarica
I gestori della Macogna non hanno rinunciato ad ampliare la discarica

L’ampliamento della discarica Macogna sembrava morto e sepolto dopo la «bocciatura» del progetto da parte della Provincia. Invece il caso torna nelle mani dei giudici del Tar. La società Eredi Compagnia Nazionale che gestisce il bacino di smaltimento rifiuti incastonato tra Cazzago, Rovato, Berlingo e Travagliato chiede ai giudici di annullare il documento con cui il Broletto ha negato il rilascio del Provvedimento autorizzativo unico regionale per aumentare la volumetria del sito. Il Broletto si è costituto in giudizio per difendere la sua posizione. L’intenzione dei gestori è di tumulare nel bacino altri 492 mila metri cubi di inerti. La richiesta della società subentrata tre anni fa alla Drr era stata respinta dopo che l’istruttoria della Provincia aveva constatato come l’incremento della quota di materiale smaltito avrebbe sforato il fattore di pressione introdotto dalla Regione nel 2017. La norma impedisce di aprire o ampliare discariche nei territori già oberati da un carico eccessivo di rifiuti. Nel calcolo effettuato dal Settore Ambiente del Broletto, l’ampliamento non supera il fattore di pressione comunale (41.193 metri cubi per chilometro quadrato contro il limite di 145 mila indicato dal decreto regionale), ma si supera il parametro areale, che risulta pari a 91.796 metri cubi per chilometro quadrato, ben superiore ai 64 mila previsti dalla norma. La Eredi Compagnia Nazionale sostiene che «non sussistano i presupposti per l’applicazione del fattore di pressione in quanto si tratta di un ampliamento che non implica un ulteriore consumo di suolo», e che il vincolo stabilito dalla Regione «può essere superabile se si prova, come nel caso della Macogna, che il potenziamento della discarica è sostenibile dal punto di vista ambientale». DI DIVERSO PARERE ovviamente la Provincia che, elencando tutti gli impianti censiti nel raggio di 5 chilometri quadrati dalla Macogna - per un volume totale di 4.012.533 metri cubi di inerti e 5.845.018 di non pericolosi, cui andrebbero aggiunti 467.870 metri cubi della discarica di rifiuti contenenti amianto Cerca, non autorizzata dalla Regione -, specifica che «la norma regionale impone che il fattore di pressione sia da applicare a tutti gli aumenti di volumetria delle discariche che comportino o meno consumo di suolo, a tutela dei contesti dove è particolarmente impattante la presenza di discariche». Il futuro della Macogna resta legato anche al Consiglio di Stato, che dovrà decidere se accogliere il ricorso principale del Comune di Cazzago contro l’autorizzazione madre concessa dalla Provincia per l’attività di discarica nella ex cava. •

C.REB.
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